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IL CUORE E LE STELLE

22.5.2017

"La gente è troppo occupata. Nessuno le ha insegnato a non far niente. Quando non facciamo niente, la mente diventa creativa, si manifestano rivelazioni e soluzioni.
Dov’è il tempo per la contemplazione?"

Roger Daltrey

 

 

Avrei voluto farmi vivo già da un po’, ma sono stato un piuttosto preso dagli eventi. Quando le Borse perdono il 2% in una seduta, come l’altro giorno, si scatena una serie di reazioni. Non importa se i mercati avevano guadagnato il 50 percento nei mesi precedenti, la telefonata arriva sempre. Se fa +50% è quasi scontato, ma se perde il 2% parte l’apprensione. Dev’essere nella natura umana: le buone notizie passano inosservate, mente ci si fa prendere da quelle cattive. Suppongo che un tiggì o un giornale fallirebbero se non dessero la dose di ansia, veleni e cupe nubi giornaliere. Che poi, nel vivere quotidiano, questo si traduce spesso nel focalizzarsi sui difetti e trascurare i pregi, criticare invece di incoraggiare, sminuire (e sminuirsi) invece di valorizzare. Eccetera.

Ad ogni modo, le telefonate sono più o meno canoniche, tipo Bottavio che balbettando mi cita a memoria tutti i titoli strillati dai tiggì e mi chiede se i suoi risparmi sono al sicuro. In genere basta poco per rassicurarlo (con frasi tipo: “Non ti preoccupare, comunque vada il Governo ci salverà” o roba del genere), mentre con Zio Nino la faccenda è più complessa. Zio Nino da Sorrento è un arzillo settantenne con il pallino dei mercati finanziari. Legge tutte le news dei siti gratis tipo Yahoo Finanza e La pioggia a Tutte l’Ore; non si perde un’intervista all’analista di turno con il suo consensus e il target price, controlla i grafici (che “se è sui massimi non si compra”) e poi spara bordate di acquisti in Borsa “per un guadagno veloce”, compravendendo a tutto spiano con un timing che sembra fatto apposta al contrario. Zio Nino è il tipico risparmiatore con il profilo di rischio variabile: è disposto a investire in Borsa senza problemi. A patto però che salga. Quando, dopo le accurate analisi, sceglie un titolo il suo orizzonte temporale per l’investimento è giustamente di medio lungo periodo. Sempre che il titolo non scenda. Il quel caso la telefonata arriva in un paio di minuti: “Oggi ha fatto -2%, lei che ne pensa?”… Per poi allargarsi su temi macro, tipo la relazione fra il ciuffo di Trump e il prezzo del petrolio. Comunque, il finale è sempre lo stesso: “Secondo lei continuerà a scendere o risalirà? Meglio vendere ora e ricomprare fra un po’ (dopo che è sceso) o tenere duro perché risalirà subito?”

Per fortuna questa volta avevo a portata di mano “Quando sale si vede”, l’ultimo Report dei F.lli Boscoli (i famosi analisti guru che hanno inventato l’infallibile tecnica dell’investimento con il senno di poi: più o meno come giocare la schedina il lunedì) e così gli ho semplicemente citato la loro conclusione in neretto:

“Le Borse inizieranno a scendere appena avranno smesso di salire. Fino a quel momento conviene tenere le posizioni. Iniziare ad alleggerire solo quando si vede chiaramente che sta per scendere. Ricordare che quando scende va più veloce”

Non so perché, ma ha funzionato: Zio Nino si è tranqullizzato e dopo soli 40 minuti ci siamo salutati. E non finirò mai di sorprenderemi di questo strano fenomeno che accomuna il calcio ai mercati finanziari: dopo la partita sono tutti allenatori, che sanno esattamente come si doveva fare, in un profluvio di dibattiti che si autoalimentano senza fine.

Devo dire che in tutto questo scenario movimentato l’unico che non si preoccupa è Padre Graziano (il tesoriere dell’Opera Pia Immacolata Addolorata). Da quando si è affidato alla Bella Figheira, la Private Banker, e ai suoi servizi evoluti di Advisory lui dorme finalmente sonni tranquilli. Seguendo le auree regole della diversificazione per il controllo del rischio – in linea con le nuovissime normative a tutela del risparmiatore - lei ha investito i lasciti delle vecchine devote e trapassate in una Polizza Vita a contenuto finanziario (Unit Linked) che investe in una Gestione Patrimoniale che investe in una pluralità di Fondi di Fondi che investono in Fondi che investono in Ceritificates, che comprano Opzioni e Futures per replicare Indici.

Praticamente paga il 12% di commissioni ogni tre mesi. Ma sono commissioni implicite, cioè un po’ nascoste e, come si sa: occhio non vede cuore non duole. Vi è anche un indubbio vantaggio psicologico in quest’approccio. La Bella Figheira si raccomanda di non controllare troppo speso il Portafoglio per non farsi influenzare da oscillazioni di breve termine; il che va bene perché l’orizzonte temporale di Padre Graziano (come indicato nella scheda cliente) è “da qui all’eternità”. Così, si fa il punto una volta ogni sei mesi. Punto durante il quale la Bella Figheira smonta tutto e riparte con nuovo prodottino ad hoc (bonus oriented), in modo che è praticamente impossibile tenere traccia della scia di scatole cinesi nel portafoglio e capire chi ci ha guadagnato e quanto.

In realtà, tornando ai mercati, il motivo per cui tutto è salito e potrebbe ancora salire è piuttosto semplice: le Banche Centrali non si limitano più a comprare i noiosi titoli di Stato, ma, dopo essere passate all’acquisto di obbligazioni corporate (aziendali), ormai si sono lanciate direttamente anche  sull’azionario. La faccio breve. Pare che da inizio anno le sole Bce di Mariuccio e Bank of Japan (Boj) abbiano acquistato titoli per 1 trilione (millemiliardi). Uno potrebbe anche mettersi a pensare in che strano mondo siamo: ci si affanna per trovare qualche spicciolo per cose tipo la fame nel mondo, adottali a distanza, fai una donazione cuoredoro, eccetera… quando poi da un grattacielo di Francoforte creano con un clic centinaia di miliardi da buttare nei mercati finanziari.

 

Ma, limitandoci agli aspetti un po’ più tecnici: perché la cosa ci interessa?

Prima di tutto abbiamo ormai aziende cui non frega più niente di essere efficienti e profittevoli, che tanto ci pensa Mamma Banca Centrale a finanziarle. Prima comprando i titoli di Stato, così i governi possono mettere a punto piani di salvataggio pagati dai contribuenti; poi comprando i loro bond, o direttamente le azioni (la Boj è ormai diventata una delle principali azioniste di tutte la aziende quotate alla Borsa di Tokyo. Pregasi rileggere la frase in questa parentesi). Tanto più visto che i tassi sono tenuti artificialmente a zero. Questo piccolo particolare cui ormai siamo assuefatti significa che, a parte i comuni mortali che corrono come matti per pagare tasse e tassi (che per loro non scendono mai), vi è una gran parte del pianeta che può farsi finanziare senza problemi, senza limiti e senza rischiare (tassi a zero) e quindi senza bisogno che gli investimenti effettuati con la liquidità presa a prestito siano efficienti, prudenti, profittevoli, etc.

Così, assistiamo a strani fenomeni, che magari sfuggono a uno sguardo distratto. Ad esempio, mentre i prezzi delle materie prime agricole in genere sono in continua discesa dai picchi speculativi del 2008 (a oggi -50% in media) uno si aspetterebbe che i produttori di trattori non se la passino benissimo, che magari gli agricoltori ci pensano due volte prima di rinnovare il parco macchine. Eh no. Qui intervengono gli stimoli all’economia, per cui anche se non si guadagna una mazza ci si può permettere la macchina nuova. Ecco quindi che mentre i prezzi delle commodities scendono  - etf DB Agriculture Fund dal 2011, in blu nel grafico – le azioni della Deere (uno dei più grandi produttori di trattori) raddoppiano:

 

 

 

 

Come mai? Semplice: l’azienda vende un sacco di trattori, ma gli acquirenti non hanno bisogno di pagarli davvero: vengono finanziati a tassi quasi zero. Così abbiamo gli agricoltori che non guadagnano una mazza, dati i cali dei prezzi, ma che possono farsi il trattore nuovo e lo potranno tenere finché non verranno strozzati da un rialzo dei tassi. Nel frattempo il business della Deere va a gonfie vele e gli analisti si eccitano e sfornano report rose&fiori e gli investitori (con le Banche Centrali) comprano azioni. Eccetera. Solo che l’azienda, a forza di vendere a rate, ha ormai nel suo bilancio 38 miliardi alla voce “prestiti e leasing” (cioè, “soldi che devo avere”, ammontare più che raddoppiato rispetto al 2008). Niente male per un’azienda che di miliardi ne capitalizza esattamente 38. E cosa mai potrebbe andare storto?

Potere degli stimoli economici e delle iniezioni di liquidità. Il fatto è che tutta questa liquidità messa in circolazione, a forza di distorcere le leggi naturali dell’economia, potrebbe avere prima o poi qualche effetto collaterale:

 

 

 

 

Inoltre, le principali acquirenti di azioni nel mondo (le Banche Centrali) non vanno tanto per il sottile negli acquisti e si concentrano sui soliti noti: Google, Apple, Amazon, Facebook… creando un leggerissimo fenomeno di concentrazione del rischio. Ad esempio, il portafoglio di azioni Usa detenuto dalla Banca Centrale Svizzera ha superato oggi gli 80 miliardi di dollari. Così uno magari compra i franchi svizzeri pensando al bene rifugio alla solidità del paese, gli gnomi di Zurigo, la tradizione prudente ecc., e non sa di essere invece esposto all’andamento di Facebook al Nasdaq.

 

Chilavrebbemaidetto.

Il fatto è che quando il mare di liquidità (con i tassi a zero) si ritirerà, o cambierà direzione, o i tassi si impenneranno… insomma, quando questo equilibrio surreale da Truman Show in cui siamo ormai da anni si romperà (per tornare alle leggi naturali), ci potrebbe essere qualche problema:

 

 

 

Ogni tanto sento dire che nella Storia, per uscire da crisi socio-economiche globali, c’è sempre stato bisogno di una guerra. In un certo senso è vero: pare che l’umanità abbia questo vizio di arrivare a un punto critico ogni 80-100 anni. Andando a ritroso: la depressione degli anni ’30 (sfociata nella seconda Guerra Mondiale); le guerre di indipendenza in Europa e la Guerra civile Americana dal 1848; la Rivoluzione Americana iniziata nel 1775 e quella Francese del 1789…

Ma per chi oggi se ne sta pronto a nascondersi nel rifugio antiatomico o segue con apprensione tutte le news ansiogene (rimanendone ovviamente stritolato) vorrei dire: non vi preoccupate. Davvero, non vi preoccupate. Nel senso che la guerra è già iniziata. E da un bel po’.

Parlo della guerra allo spirito, al pensiero, alla creatività, alla salute. E’ una sorta di strategia della tensione globale: tienili impegnati, falli correre, tienili nell’ansia costante dell’incertezza, bombardali di notizie debilitanti. Tienili imprigionati nel passato o nel futuro, con emozioni di rimpianto o preoccupazioni per il domani. 

Oggi nel mondo la primissima causa di morte sono le patologie cardiache: il cuore che non regge.

 

Secondo antichissime filosofie orientali nel nostro corpo vi sono dei centri di energia (i Chakra) dove l’essere umano si collega all’energia universale. E’ attraverso i chakra che scorre l’energia vitale responsabile del funzionamento armonioso degli organi, ma è anche quella forza misteriosa che unisce corpo e mente, che crea la magia delle emozioni e i sentimenti.

Il più importante in assoluto dei sette chakra è quello del cuore. Chilavrebbemaidetto. Situato al centro del petto è considerato la sede dello spirito e delle emozioni. Non a caso anche la cultura occidentale identifica il cuore con le emozioni. Si dice “parlare con il cuore” per intendere qualcosa di vero e profondo e che non ha niente a che fare con il frentico lavoro della mente razionale, sfuggente e superficiale. Tenere qualcosa “in fondo al cuore”, sentire “con il cuore”, con l’intuito, la parte profonda dell’animo, capace di vedere cose impossibili per la mente. Si può “ridere di cuore”, ma ci sono anche le cose che pesano e “spezzano” il cuore.

Il cuore è molto, molto più di un semplice muscolo che pompa il sangue. La prima causa di morte nel mondo sono le malattie del cuore perché ormai da tempo siamo nel bel mezzo di una guerra che cerca di annientare il chackra del cuore. Questo avviene tramite la paura. La paura del futuro, il continuo stato di incertezza. E poi i veleni della rabbia, l’arroganza la gelosia… La scomparsa della gentilezza, del rispetto, l’educazione. Gli attaccamenti che àncorano al passato, appesantiti da pensieri inutili di rimpianto, alimentati da interminabili dibattiti e chiacchiere e confronti dove ci lasciamo coinvolgere ma che servono solo a legare e imprigionare.

Ma intanto il presente soffoca, sepolto di attività inutili. La grande guerra al cuore è fatta anche di questo: la difficoltà di vivere il presente. Sempre pieni di cose da fare e da pensare, reali o immaginarie; freneticamente impegnati a concentrarsi su cose del tutto superflue per riempire gli spazi vuoti, e la mente che si ingegna per creare scenari e problemi.

Così, persi nell’inquinamento acustico di questo interminabile brusio di fondo, si blocca il chackra del cuore; perdiamo la connessione alle emozioni alle intuizioni, all’energia vitale rigenerante. E’ vero, forse non possiamo scappare da tutto questo. Però ogni tanto possiamo cambiare mondo: trovare un altro mondo nell’universo interiore.

Un posto dove lasciar vagare la mente, senza bisogno di essere sempre presi e concentrati su qualcosa. Così che lei, la mente, possa rimettersi in contatto con il cuore, che è ciò che ci lega all’Universo. Un posto dentro dove il cielo sia pieno di stelle, non come quello cui siamo abituati pieno di luci e flash che non ce le fanno più vedere.

 

Una sera tanti anni fa, in una strada di mezza montagna, nel buio totale che i fari della macchina facevano fatica; dopo una curva il bosco si aprì e mi si parò davanti la volta del cielo. Dovetti fermarmi, per forza: la Via Lattea era sopra di me. Sembrava di essere sotto un’immensa cupola nera dove un gigante aveva pennellato un’enorme striscia bianca cosparsa di brillantini. Ti veniva da alzare la mano per toccarli. Per fortuna allora non c’erano gli smartphone, così invece di mettermi a fare foto e condividere su whatsapp e perdermi tutto, potevo solo starmene lì in silenzio. Come una preghiera.

In fondo è buffo: siamo fatti della stessa materia che compone le stelle e tutto l’Universo. Idrogeno, carbonio, ossigeno… Siamo parte dello stesso mistero. E’ proprio come diceva il grande astrofisico Carl Sagan:

“Siamo pezzi di stelle che contemplano le stelle”.

 

 

E ora che si fa?

Spesso, dopo che dipingo scenari dei mercati non proprio idilliaci (come più o meno faccio negli ultimi 7 anni di Bassa Finanza…) ci sono persone che pensano io voglia investire solo in cibi in scatola e rifugi anti atomici, o roba del genere. Ovviamente chi dà un’occhiata ai Portafogli Colorati si accorge che le cose non stanno così. A proposito, ricordo che trovate il link per accedere ai Portafogli aggiornati direttamente nell’email e lo stesso vale per le Posizioni chiuse (che riportano  tutte le operazioni fin dal 2010). In questo modo è stata eliminata la complicazione di dover accedere con user e password. L’ultima volta sono stati fatti parecchi acquisti, per cui oggi vorrei limitarmi.

Se c’è un trend che mi pare in gran fermento è quello della rivoluzione tecnologica. L’intelligenza artificiale sta ormai entrando nella vita di tutti i giorni anche se non ce ne accorgiamo. O meglio, ne siamo quasi assuefatti: ci sembra quasi normale digitare (o pronunciare) mezza parola su Google e vedere che in un nanosecondo lui ha già capito che cosa cercavi… Fra poco avremo gli autobus che guidano da soli, i camion e le auto… Cose che ora magari sembrano utopia, ma anche ai primi del ‘900 quando apparvero sulle strade le prime auto, chi guidava il calesse le guardava con scetticismo. E invece, in un battibaleno sono spariti calessi & cavalli. Fra poco compreremo qualcosa pagando direttamente da Whatsapp e potremo fare un bonifico dall’account Facebook. Poi la realtà virtuale, che al di là di giochi e videgoames porterà applicazioni inimmaginabili…

Tutto ciò sta già avvenendo e, nonostante certi risvolti potenzialmente inquietanti assai, è un trend che al momento pare unstoppable. Uno dei paesi dove questo fermento avanza più veloce è certamente la Cina. E una delle aziende ben posizionata è la mega corporation Tencent, un nome che forse dice poco, ma che rappresenta una delle più grandi realtà mondiali di servizi internet, telefonia, portali social, messaggistica (la “Whatsapp” di Tencent – che in realtà si chiama Wechat - ha circa 900 milioni di users e viene già utilizzata per i pagamenti online) e in ultimo anche i videogames. Parliamo di un’azienda fondata nel 1998 e che oggi capitalizza 330 miliardi di dollari (praticamente mezza Google).

Ovviamente è già salita parecchio, ma chissà… se con tutta la liquidità che c’è in giro siamo all’inizio di una bolla, pronti per i fuochi d’artificio, potrebbero essere i titoli tecnologici a guidare gli strappi prima che troppi risparmiatori si eccitino e – come sempre avviene – cali il sipario su questo lungo rialzo.

Tanti anni fa John Templeton, grande investitore, diceva:

 

I mercati "toro" (bull market) nascono dal pessimismo, crescono con lo scetticismo, maturano nell'ottimismo e muoiono sull'euforia.

 

A occhio direi che fra gli investitori/risparmiatori c’è ancora una maggioranza equamente divisa fra pessimisti e scettici. Qualcuno si sta convertendo all’ottimismo. Ma di euforia in giro non vedo traccia. Finché al bar non comincerò a sentire discorsi di gente che vuol smettere di lavorare perché si guadagna facile facendo trading sulla Apple che raddoppia di sicuro…  Beh, fino a quel momento ci possiamo provare, ma sempre attenti agli stop loss.

 

Per il Portafoglio Fucsia (quello più speculativo) compro:

 

- TENCENT HOLDING, quotata a Francoforte (Xetra) cod. isin: US88032Q1094

 

Allora a presto. E tanti saluti anche da Dolores, che ancora in molti pensano sia un’invenzione e invece se non ci fosse bisognererbbe inventarla…

 

 

Giuseppe Cloza

 

 

 

 

 

 

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