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FATE PRESTO

A dire il vero, i soldi esistono solo nella mente. È una questione di fiducia.

Satyajit Das

Una cosa è importante se pensi che lo sia.

William James

Per favore fate presto, non perdete tempo. Questo è il messaggio, anzi, l’accorato appello che ho appena rivolto a Bottavio, la signora Pina, Padre Graziano e tanti altri: uscite subito dai mercati. Ora.

Prevedo crolli e disastri? Non ne ho idea. Il fatto è che loro non dovrebbero investire, ma solo conservare i risparmi. Per questo ci sono i materassi, i Buoni Postali, le Polizze a Gestione separata con il capitale garantito… oppure si può investire nella propria attività, o negli hobby che ti migliorano la qualità della vita. O in tante altre cose. Tranne che nei mercati finanziari.

Qualcosa che non ti ossessiona, insomma. Qualcosa che non stai lì a guardare ogni 6 ore quanto vale. Qualcosa che te ne freghi se al tiggì urlano i titoli.

L’altro giorno, durante i cali di Borsa, Bottavio è finito al Pronto Soccorso. All’inizio l’hanno spedito in neurologia, perché guardava fisso nel vuoto e balbettava frasi sconnesse: “…ahh.. menotrepercento!… ahh!… l’Apocalisse… i quattro cavalieri del Nasdaq…”.

Rimanendo in tema biblico, Padre Graziano ha reagito come di consueto quando gli investimenti non vanno come lui aveva programmato. Il suo piano è infatti sempre lo stesso: prendersi qualche rischio solo quando ci si guadagnerà. Per il resto tolleranza zero. Così, quando i report patinati della sua consulente Bella Figheira hanno il segno rosso, lui convoca d’urgenza le vecchine dell’Opera Pia (di cui gestisce il patrimonio) per indire un rosario d’emergenza con digiuno, penitenze e cilicio riparatore. Roba da cui emerge col volto ascetico che sembra scavato nel legno, mentre ti guarda con l’occhio infossato e chiede “A quant’è il dollaro oggi?”.

Intanto la signora Pina, che si accontenta di un 3% purché senza rischi, ha scoperto che in un mese il suo portafoglio di obbligazioni high yield ha perso il guadagno di tutto il 2017. Elaborato il lutto, per rimediare è subito passata al piano B: accompagnata dalla nipote Selvaggia (che essendo blogger youtuber di queste cose deve intendersene) si è recata in banca per chiedere la dritta giusta all’impiegato/a che quel giorno è seduto al tavolo con scritto “Consulenza”. Dopo la protesta di rito, lei abbassa il tono della voce, e con aria un po’ ammicante si rivolge al turnista:

“Lei certamente avrà informazioni riservate… dalla Sede, da Milano le daranno di sicuro le dritte giuste… quando scende loro lo sanno prima… me lo dichi anche a me…”

Così, ho diramato quest’appello: “Fate presto. Fatevi un favore: uscite dai mercati”.

Ho il sospetto che non mi ascolterà nessuno.

Può anche darsi che qualcuno non abbia ricevuto la mia email, avendo magari il computer preso in ostaggio a sua insaputa.

Già, forse non lo sapevate, ma le criptovalute per essere “create” e gestite hanno bisogno di computer super potenti. Così qualcuno ha pensato bene di procurarsi gratuitamente manodopera al silicio, inserendosi di soppiatto nei nostri computer per farli lavorare per lui.

Hackerinik, il misterioso hacker norcoreano di 6 anni, è uno specialista nell’inserire malware nei computer altrui per fare il “mining” delle cripto. Si sussurra che ci sia proprio lui dietro all’epidemia che ha recentemente infettato 5.000 siti inglesi (compreso quello del Servizio Sanitario Nazionale).

Forse è per questo che non mi ascolterà nessuno. Ma spero proprio che qualcuno di loro segua il mio consiglio: se sentite un tremito, un torcibudella, un tarlo in testa, una nube che si addensa sulla vita di tutti i giorni… uscite dai mercati. Ora. Non ne vale la pena, credetemi.

Purtroppo temo che la logica del “Si ma pperò…” abbia il sopravvento.

Il problema è che Bottavio & co. hanno la paura e l’avidità (i sentimenti base dei mercati finanziari, che tutti noi proviamo) che si susseguono a fasi alterne troppo ravvicinate e creano danni: diventano paurosi troppo presto o avidi nel momento sbagliato.

Il risultato di questa commistione crea un pensiero illusorio: voglio guadagnare ma senza rischiare. Un pensiero che si radica tipo edera e viene protetto a tutti i costi con questo muro rampicante, il muro del “Si ma pperò…”, che tappa anche le orecchie e impedisce la visuale.

“Signora Pina, guardi che oggi per ottenere il 3% bisogna rischiare…”

Si ma pperò… (il 3% non mi basta a integrare la pensione, voglio di più)

“Padre Graziano, la volatilità de mercati funziona anche al ribasso…”

Si ma pperò… (questa volta è diverso: andrà bene, me lo sento)

“Bottavio lasci perdere la Borsa, la sua tolleranza al rischio non è adatta…”

Si ma pperò… (lei certamente saprà scegliere il momento giusto)

Eccetera.

Il risultato è una perdita certa e un senso di insoddisfazione e pesantezza.

Il risultato è una gabbia energetica che non si apre mai: quando le cose vanno bene ci si preoccupa per il futuro, che potrebbe peggiorare. Quando le cose vanno male non si vede via d’uscita nel futuro. In pratica si vive il presente nei momenti sbagliati.

I pensieri creano gabbie. Bisognerebbe pensare meno e sognare di più.

Pare che il Dalai Lama, alla domanda su cosa lo sorprendesse di più nell’umanità abbia risposto:

“L’uomo. Perché sacrifica la sua salute per fare soldi. Poi sacrifica i soldi per recuperare la salute. E poi è così ansioso per il futuro che non si gode il presente. Il risultato è che non vive né nel presente né nel futuro. Vive come se non dovesse mai morire. E poi muore senza aver mai realmente vissuto.”

Credo che una delle cose più importanti nella vita sia cercare di alleggerire.

Sorridere, pensare meno e sognare di più.

Forse me l’ha insegnato il mio babbo, che scherzava e mi sorrideva anche quando fra flebo e macchinari lampeggianti non si sapeva come avvicinarsi al suo letto. E io cercavo di proteggerlo dalle ondate di angoscia e preoccupazione che le persone care gli scaricavano addosso, anche senza accorgersene.

Invece di alleggerire diamo sempre troppa importanza, troppo peso a troppe cose. Di tante ne facciamo veri e propri oggetti di culto. Blocchi di granito scolpiti con la mente. Che ce li carichiamo sulla testa come le donne africane con i scacchi di riso.

Ma sono cose di cui non rimarrà nulla, neanche un pallido ricordo… come il 3% della signora Pina, o il menotrepercento di Bottavio. Che differenza fa?

Eppure siamo sempre lì a lambiccarci, ci si aggrappa e si rimane abbarbicati, come se davvero fossero importanti per sempre.

Perché non ascoltiamo?

Forse è come dice il proverbio:

“E’ facile svegliare uno che dorme, ma è impossibile svegliare uno che fa finta di dormire.”

Per sempre” lo dicono i bambini. Ed è vero per loro: l’eternità dura da quando si svegliano a quando vanno a dormire. Per questo sono liberi, e la loro tendenza naturale è la felicità.

Dopo, invece, la tendenza diventa quella di ingabbiarsi da soli.

A parole si vuole essere felici, ma poi c’è un pilota automatico che ti guida altrove.

E’ un pilota che opera da un livello profondo. Giù nel profondo, dove si sono stratificate le credenze, le convinzioni… “Io non posso… Io non me lo merito”, oppure “Uscire da questa situazione è impossibile”… oppure “Gli altri cosa penseranno?” e anche: “Voglio il 3% senza rischi…”.

Così, gli automatismi radicati nel profondo funzionano come quando si guida l'auto: anche se parli con qualcuno, canticchi o ascolti la radio… una parte di te si attiva per compiere i gesti necessari.

Il problema è che in questo caso gli automatismi funzionano per portarti in una condizione di sofferenza.

E, come il linguaggio non verbale ti fa capire la reale intenzione di uno che ti sta parlando, così l’universo legge il tuo animo nel profondo.

“Vorrei essere felice”, dici e credi di pensarlo; ma invece nel profondo dove regna il pilota automatico stai dicendo che vuoi continuare a lamentarti…

E l’universo è coerente: per questo uno si trova sempre nelle stesse situazioni. Sono i luoghi dove ti ha portato il pilota automatico.

Il Buddismo la chiama simultaneità di causa ed effetto e poi tendenza karmica.

La psicanalisi junghiana parla di sincronicità.

Altri parlano di Legge dell’attrazione.

La fisica più recente parla di entanglement, dove la mente si allaccia a un evento che solo apparentemente è nel futuro, ma che su un altro piano di realtà e spazio-tempo si è già formato: esiste già, simultaneamente al tuo desiderio, e attende solo di manifestarsi su questo piano, che per noi è quello concreto.

Per cambiare questo automatismo bisognerebbe raggiungere quel luogo profondo. Permettere alla connessione di riattivarsi per riprendere il controllo della guida. Non è impossibile e non è mai tardi: in fondo una candela può rischiarare in un attimo un luogo rimasto buio per un millennio.

E invece seppelliamo quel luogo con cose inutili, ogni giorno. Ne tappiamo l’ingresso con i blocchi di granito.

Per questo, alleggerire ti salva la vita. Letteralmente.

A proposito di gabbie e libertà. Vorrei concludere con una frase che cerco di non dimenticare mai. Un grande, breve, semplice insegnamento di Elizabeth Kubler-Ross:

“Quello che gli altri pensano di voi è un problema loro, non vostro. E’ importante ricordarsene.”

E ORA CHE SI FA?

La ragione principale per cui si perde denaro nei mercati finanziari è che non si riducono le perdite.

Victor Sperandeo

Il sistema più sicuro per garantire una perdita è investire denaro che non ci si può permettere di perdere.

Jack D. Schwager

Il fatto è che durante i mercati al rialzo, come quelli degli ultimi anni, nascono un sacco di guru. No, non mi riferisco solo ai gestori dei fondi e gli analisti, strategist-chiromant delle banche di investimento che scrutano l’orizzonte dei mercati:

Noi, qui a Bassa finanza, ci affidiamo al meglio in circolazione: Toshiro Sonamazza, lo strategist giapponese della Boscoli & Associates, che grazie all’analisi tecnica del senno di poi riesce a intravedere anche la parte de grafico fuori dal monitor (lato destro).

Quando parlo dei guru mi riferisco anche al fatto che in questo periodo è stato facile guadagnare senza accorgersi dei rischi nascosti, magari evitando disastri per un pelo.

Come la signora Gastona Re Mida, cliente incubo del suo consulente col pantalone a tubino alla caviglia. Quando lui si presenta con tutti i buoni propositi pedagogici della diversificazione, l’orizzonte temporale di lungo termine, corroborati con i grafici accademici… lei ammette candidamente di aver investito la metà dei suoi risparmi in azioni Netflix due anni fa quando valeva 90 dollari (oggi è a 280).

Da attenta lettrice di Telepiù ha detto che era certa sarebbe salita “con tutte quelle belle serie tv che fanno”. A fine gennaio ha venduto tutto, scansando la correzione, perché – dice – se lo sentiva che era salito troppo. Spiazzando tutti i piani del consulente, che si presenta da lei incravattato e un po’ in affanno con l’asset allocation a colori per guadagnare il 3% rischiando l’8%, mentre lei triplica con due clic e lo guarda da sopra gli occhiali con un sorrisetto interrogativo, sorseggiando la tisana detox, col maglione di lana grossa che fa i pallini…

E l’altra metà del patrimonio? Era investita in un etf sull’indice Vix (l’indice della volatilità), che aveva sentito dire alla radio. Pensava fossero obbligazioni del famoso unguento per i bambini con la tosse (“un investimento adatto alla stagione…”) e si è quindi molto sopresa di vedere la posizione triplicare in una settimana, con gli scossoni di Borsa e la volatilità schizzata alle stelle. Ora sta guardando una serie di tutorial su YouTube per implementare strategie di opzioni sul forex: lire turche contro dollaro neozelandese e roba del genere. Dice che si guadagna bene.

Dopo nove anni di Borse “tranquillamente” in rialzo, c’è in giro un sacco di gente che non ha mai vissuto quei periodi dove sui mercati si sentono ululati e vento di tormenta, e ti sembra che il mondo stia crollando. Altro che il “menotrepercento” di Bottavio. Quello è un marchio doloroso che se ce l’hai non maneggerai mai più gli investimenti come prima.

Sto forse dicendo che ci sarà un crash? Ovviamente non ne ho idea. Sono passati pochi giorni dai cali del 10% e pare che sia già tornato tutt’apposto: il calo è visto come un occasione d’acquisto, la gente e gli algoritmi comprano, buy the dip, e quindi forse si sale ancora. Chissà.

Nel frattempo, invito a considerare seriamente le citazioni di sopra.

Le perdite, secondo me, non si devono riferire solo all’aspetto economico. Si può perdere la salute a causa dello stress; si possono perdere pezzi di vita, perché troppo presi e avviluppati dall’incessante movimento dei mercati… Eccetera.

Ne vale la pena?

E la situazione di oggi è molto semplice: generalizzando, tutte le tipologie di portafoglio sono in perdita. Non mi riferisco ai Portafogli Colorati di Bassa Finanza (di cui parleremo dopo), ma alle possibili combinazioni di portafogli modello. Sono andamenti medi, ma molto verosimili e rendono l’idea.

Ad esempio: 100% obbligazionario euro (con un mix di corporate e titoli di stato) da inizio anno a oggi fa circa -1,5%. E in tutto il 2017 ha reso -0,1%

Con il 20% di azioni (globali, con l’indice Msci World in euro) si rimane a -1,5% per il 2018. Provenendo da un +1,1% nel 2017.

Un tipico portafoglio bilanciato (50% azionario) ha reso -1,6% nel 2018 e +2,8% nel 2017.

Chi ha deciso di rischiare l’osso del collo (100% azionario) è stato “ripagato” nel 2017 con un +5,7%, mentre da inizio 2018 a oggi fa -1,8%.

Il tutto esponendosi a una volatilità potenziale che è mediamente doppia o tripla rispetto al rendimento.

Un po’ disarmante, no?

Il fatto è che è un fatto: e non se ne esce neanche con un “Si ma pperò…”

I PORTAFOGLI COLORATI

Colgo l’occasione per fare un breve riepilogo dell’andamento dei Portafogli di Bassa Finanza nel 2017.

Come ho già spiegato nell’articolo di settembre scorso (sui risultati dal 2009, che vi invito a leggere ), dato che qui ovviamente non si fa consulenza personalizzata, non è possibile assegnare un peso percentuale alle singole posizioni in portafoglio. L’unico modo per valutarne l’andamento è quindi quello di calcolarne il rendimento medio come fossero tutte equipesate.

Nel 2017 sono state aperte 19 nuove posizioni, il cui rendimento medio è stato +14,8%

Le posizioni chiuse sono state 11, con un risultato medio di +7,2%.

In pratica, con la gestione dei trailing stop e stop loss, non ci sono mai state in media posizioni chiuse in perdita. Né nel 2017, né in tutti gli anni precedenti.

Oltre alle nuove posizioni, ce ne sono 39 attive che risalgono a prima del 2017.

28 hanno chiuso l’anno in guadagno, con una media del +9,3%

11 sono in perdita con un – 5,6%

Complessivamente il risultato medio 2017 dei Portafogli Colorati (posizioni aperte vecchie e nuove, oltre a posizioni chiuse) è stato: +8,3%

L’ultimo giorno del 2017 ha visto la nascita del Portafoglio Big Babol. Diamo allora un'occhiata, dopo questi giorni concitati. Il risultato medio per le 9 posizioni esistenti al 16 febbraio 2018 è: +11,67%

Tutti i Portafogli e i trailing stop sono stati aggiornati. Li trovate qui.

A presto.

Giuseppe Cloza

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