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Gli yacht dei clienti

10.8.2018

 

Essendomi sbarazzato delle cose che possedevo perché gli altri le vedessero,

ho smesso di far caso allo sguardo altrui.

Fumio Sasaki

 

E' difficile fare previsioni, specialmente quando sono riferite al futuro.

Yogi Berra

 

 

 

 

 

Un giorno, tanti anni fa, a un turista in visita a New York venne fatto visitare il financial district. Giunti al porto a Manhattan, uno degli accompagnatori gli indicò alcuni yacht e panfili attraccati al molo dicendo: “Quelli sono gli yacht dei banchieri e dei broker”.

A quel punto, il visitatore sorpreso chiese: “E dove sono gli yacht dei clienti?”

Bella domanda.

Una domanda che è anche il titolo di un libro scritto nel 1940 da Fred Schwed Jr., un ex trader di Wall Street, dove si raccontano i meccanismi del “magico” mondo della finanza: gli avidi banchieri, ma anche gli avidi clienti; gli scaltri broker, gli ingenui clienti…

Un evergreen, si potrebbe dire; uno di quei temi che non cambiano mai.

Se dovessi aggiungere qualcosa al motivo per cui vi siano tante delusioni per i risparmiatori/investitori direi senza dubbio che è perché vi sono tante illusioni.

Ovviamente non posso generalizzare. Ma posso parlare di questioni comuni a molti risparmiatori.

Direi che un problema molto diffuso è che i clienti vogliono conoscere il futuro.

Per loro andare da un consulente è un po’ come rivolgersi al mago Otelma. E quindi cercano instancabilmente quello che cala le carte taroccate migliori, quello che legge la sfera di cristallo e dipinge scenari sicuri. Evitando accuratamente chi invece gli dice che gli investimenti finanziari non hanno niente a che vedere con la previsione del futuro.

Buffo, no? La stessa persona che magari ritiene frivolo e inutile andare da un cartomante, ne cerca uno (in giacca e cravatta) quando si tratta di gestire i sudati risparmi. La mente umana è davvero stupefacente.

Una persona generalmente non si sognerebbe di andare dal dottore per dirgli che sa già quale malattia ha e come deve essere curato. Invece ci sono un sacco di risparmiatori che sanno già loro tutte le soluzioni e le cause dei problemi. Tu devi solo prevedergli il futuro.

E’ come se uno andasse da un avvocato per una questione legale e gli dicesse che siccome la tal legge non va bene per i suoi interessi, l’avvocato gliela deve modificare.

La signora Pina vuole il 4% senza rischi. Quindi, se i tassi sono a zero bisogna che qualcuno li modifichi per lei: “Insomma, ci pensi lei, in fondo è il suo lavoro”.

La mente umana è incredibile. Un sacco di gente riesce a crearsi illusioni fenomenali, film mentali al cui confronto la saga di Harry Potter è un reality show. E in tanti casi, non c’è verso di schiodarli dal monitor e riportarli coi piedi per terra.

Così, un sacco di gente si incasina da sola, dimenticando improvvisamente che ognuno ha il suo ruolo, le sue competenze, e che se per un raffreddore puoi prendere da solo un aspirina, per qualcosa di più complesso e articolato non dovresti rischiare il fai-da-te. Dovresti stare all’interno del perimetro delle tue competenze, altrimenti puoi combinare un disastro.

Ma, chissà mai perché, in finanza questo concetto pare non valga. Forse perché scatta una sottile ma irresistibile avidità. Matuguarda.

Non solo. Spesso e volentieri chi esce dal perimetro delle sue competenze si dimentica di averlo fatto. Come se uno si dilettasse nelle cure fai-da-te e poi quando le conseguenze si manifestano, magari molto tempo dopo, desse la colpa al dottore, dimenticando che aveva voluto fare di testa sua.

Somiglia un po’ alla signora Pina, che ha deciso di comprare le obbligazioni in lire turche perché hanno la cedola dell’8% (lei vuole le cedole). Solo che la lira turca negli ultimi tre mesi ha perso il 40% sull’euro (di cui -15% solo oggi)… Fra un po’, guardando il portafoglio con i segni rossi, borbotterà che "insomma, qui non si guadagna mai."

Dev’essere per queste primizie psicologiche, questi meccanismi stupefacenti della mente, che il mondo della finanza & investimenti abbonda anche di consulenti senza tanti scrupoli. Anche perché, quando uno invece si dimostra scrupoloso e competente, disponibile e trasparente viene immediatamente spremuto (possibilmente gratis) e messo sotto esame costante da certi clienti che evidentemente non amano sentirsi dire come stanno davvero le cose. Occhio non vede, cuore non duole. Giusto?

Come diceva il grande Barnum, fondatore del celebre circo omonimo, maestro della comunicazione manipolata e delle illusioni:

 

“Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue.”

 

In fondo è sempre un problema di percezione: il filtro fra noi e la realtà. E’ da lì che nascono le illusioni, che portano con loro un carico di problemi.

Ad esempio tendiamo sempre a proiettare la situazione attuale nel futuro. Siamo impegnatissimi a immaginare un futuro, creando così una realtà virtuale alla quale ci adattiamo, ma che si scontrerà certamente con quella reale.

Presumiamo. Viviamo presumendo. Da cui il termine presunzione. Essere presuntuosi ha un costo.

Le illusioni creano emozioni che a loro volta influenzano le scelte. Presumiamo che il mercato avrà un crollo apocalittico, sempre timorati dalle perenni incertezze (la situazione politica, il debito, la Cina, i dazi di Trump…), e così, impauriti non investiamo nei titoli più solidi e profittevoli del pianeta come Apple, Google, Disney… Perdendo occasioni stellari di far fruttare i propri risparmi.

Ma mi sto dilungando. Invece vorrei essere sintetico. E a proposito vi riporto un brano di Bassa Finanza dell’aprile 2016 (come vola il Tempo):

 

Tanti anni fa in una delle mie vite precedenti facevo (anche) il giornalista. A un certo punto mi fu affidata una rubrica e lo spazio a disposizione erano 30 righe. Qualunque fosse stato l’argomento, lo dovevo trattare in modo esaustivo, ma anche brillante e accattivante in 30 righe, cioè una pagina dattiloscritta. Trenta righe si leggono in 2/3 minuti, ma per dirvelo ne ho già usate 4 e ci ho messo molto tempo a elaborare il concetto. Per me è stato fondamentale: imparare a tralasciare ciò che non serve. Se tutti avessimo solo 30 righe o 3 minuti per dare un messaggio o spiegare un concetto, non avremmo tempo di cazzeggiare, parlarsi addosso, lamentarsi, giudicare, spettegolare, rompere l’anima al prossimo, rimuginare…

Tutte cose che tanto, come diceva Blade Runner, “andranno perdute nel tempo, come lacrime nella pioggia”.

L’altro giorno una signora assidua lettrice si è cancellata da Bassa Finanza. Incuriosito le ho chiesto il motivo. Mi ha risposto subito: “C’è un eccesso di informazione nella mia casella di posta. Non ce la faccio”.

La capisco. Anch’io non ce la faccio. Non riesco più a comprare un libro se è più lungo di 150-200 pagine. Praticamente li scelgo misurandone lo spessore (e quelli scritti fitto fitto li scarto subito). I report e le analisi di Borsa, mercati, scenari ecc. li butto via quasi tutti, o li scorro in 3 minuti alla ricerca delle poche righe utili (quando ci sono). Forse sto diventando grave.

Lessi is more. Il possesso è un’illusione ed è una zavorra

In un bar qualcuno aveva scritto questa frase sulla lavagnetta del menu:

 

La felicità non appartiene a chi possiede tutto, ma a chi sa apprezzare ciò che ha.

 

A volte basta una sola riga per spiegare le cose.

 

 

E ora che si fa?

 

I Portafogli Colorati sono stati aggiornati e li trovate qui.

La debolezza dei mercati asiatici (Cina in testa) si è fatta sentire ultimamente: è scattato il trailing stop per la mitica Tencent, dalla quale usciamo disciplinatamente (anche se mi spiace) con +22,7% in poco più di un anno.

Il fondo Fidelity Singapore è stato venduto perché si stava un po’ accartocciando e non volevo che si rimangiasse tutto il guadagno: si esce con un +16% in due anni e tre mesi. Non male.

Ci sono due storie che mi paiono interessanti. Siamo nel campo della salute, che viene prima di tutto.

Celgene è una mega azienda biotech, che sta facendo incredibili sperimentazioni per la cura dei tumori attraverso la modifica delle cellule. In pratica (gli esperti mi perdoneranno per le generalizzazioni) al paziente vengono estratte alcune cellule del sistema immunitario. Queste vengono modificate, o meglio: addestrate ad attaccare le cellule tumorali. E poi reinserite nel corpo per andare all’attacco. Che storia fantastica.

Il titolo è stato volatile negli ultimi tempi, perdendo parecchio rispetto al picco. Per me è un’interessante possibilità di ingresso a un prezzo interessante.

Chi invece non ha dato segni di voler scendere è Intuitive Surgical, azienda leader indiscussa nella robotica chirurgica. I robot al servizio del chirurgo, che li manovra con delle speciali consolle tipo il ponte di comando dell’astronave Enterprise. In questo modo gli interventi possono essere molto più precisi e sicuri, meno invasivi e quindi con meno complicazioni post operatorie  e un più veloce recupero. Mi sembra un trend difficile da fermare. Però il titolo è salito molto e quindi lo mettiamo nel Portafoglio Bolla, speculativo.

 

Riepilogando:

Per il Portafoglio Verdolino compro:

 

-          Celgene, cod. isin US1510201049 (Nasdaq)

 

Per il Portafoglio Bolla Fucsia compro:

 

-          Intuitive Surgical, cod. isin US46120E6023  (Nasdaq)

 

 

Allora a presto. E se vedete uno yacht… la domanda è lecita.

 

 

 

Giuseppe Cloza

 

 

 

 

 

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