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BILANCI

Il mercato azionario ha anticipato nove delle ultime cinque recessioni. Paul Samuelson

Quando tutti gli esperti e tutte le previsioni concordano… succederà qualcos’altro.

Bob Farrell

Nell’anno appena trascorso uno si sarebbe salvato solo se avesse investito nella Borsa degli Emirati Arabi, i futures sulle mandrie di bestiame o i bond cinesi decennali. Qui l’andamento delle Borse:

O magari si poteva respirare avendo oro in portafoglio, che ha fatto +2,5% in euro, reggendo bene l’urto delle tempeste di fine anno.

Forse la cosa più difficile da digerire per i risparmiatori è il fatto che anche le obbligazioni, praticamente di ogni genere e specie, hanno avuto il segno negativo nel 2018. Mi rendo conto che cercare di spiegare a Bottavio che i suoi bond prudenti hanno perso, è un po’ come dire a un italiano che la pizza fa male alla salute. Inconcepibile. Eppure oggi è così: gli investimenti prudenti perdono, o se va bene fanno più zerovirgola.

Ecco una serie di indici obbligazionari (internazionali, europei, titoli di stato, corporate, high yield…) con la performance 2018:

Nel 2018 si è confermato il sospetto che la diversificazione di portafoglio ha la fastidiosa tendenza a smettere di funzionare proprio quando serve, cioè quando i mercati scendono…

Sono anni difficili, come abbiamo sempre saputo qui a Bassa Finanza. Tempi duri, dove la decorrelazione (cioè investire in asset e mercati che non si muovono tutti nella stessa direzione) è una sorta di chimera. A meno che non si voglia dare retta ai soliti guru del senno di poi.

La realtà è che negli ultimi 9 anni le migliori menti finanziarie, la crème de la crème, i migliori gestori, i top guru… non sono riusciti a fare meglio di zero.

Ecco l’andamento dell’ HFRX, l’indice degli hedge fund globali, quei fondi che dovrebbero rappresentare l’élite della gestione e protezione del capitale:

Da fine 2009 a oggi il risultato è meno di zero, se si considerano le commissioni.

E allora che si fa?

Beh, niente di diverso da quello che abbiamo sempre fatto. In fondo Bassa Finanza è nata proprio a fine 2009 con il preciso intento di selezionare degli investimenti per proteggere i portafogli in quest’epoca difficile:

“Per i figli, che quando saranno alti gli sia rimasto qualcosa”. Significa che non abbiamo velleità di fare mega guadagni, perché la priorità, e la cosa più difficile oggi, è conservare. Significa che facciamo scelte ponderate e non ci facciamo prendere dal panico del momento, né dalla frustrazione se le cose non vanno. Significa che abbiamo delle regole precise per gestire il rischio e le perdite. Il che implica di accettare la possibilità di vendere in perdita senza farne una tragedia nei secoli a venire, tipo trauma freudiano. Significa, infine, che ci sono scelte che implicano un orizzonte temporale diverso da quello che molti vorrebbero, quando ascoltano i tiggì e controllano i rendimenti ogni due giorni.

L’oro è un esempio calzante. Mi rendo conto che chi ha comprato oro nel 2013, prima del calo, si sta ancora leccando le ferite (e magari gli viene l’orticaria a sentirlo nominare). Ma se ancora ci pensa, significa che non ha ben compreso la logica di quel tipo di investimento. Bisogna dimenticarlo, come fosse in cassaforte. Perché? Perché il valore dei soldi di carta diminuisce nel tempo. Quello dell’oro no. Semplice. Ecco l’andamento del potere di acquisto del dollaro dal 1913 a oggi:

Il potere di acquisto (purchasing power) è passato da 1.000 a 40. Cioè, il valore del denaro ha perso il 96%. Mentre l’oro ha sempre guadagnato.

Tex Willer, ai suoi tempi, poteva comprare un cavallo con una moneta d’oro da 20 dollari (del peso di un’oncia) o con una banconota da 20 dollari. Oggi però con la banconota ci fai a malapena due menu da McDonald, mentre la stessa moneta di allora (cioè un’oncia d’oro) vale 1.300 dollari. E’ semplice. Ed è un meccanismo valido in tutti i periodi, come si vede dalla costante svalutazione nel grafico.

Solo che per abbracciare il concetto ci vuole un orizzonte temporale di lungo periodo. E - come dice il proverbio - gli investitori in genere hanno il giusto orizzonte temporale solo finché i mercati salgono.

Allora, in un anno così difficile, abbiamo verificato come sono andati i Portafogli Colorati. A Dolores si sono incrociati gli occhi per fare tutti i calcoli. Perché, come sapete, dato che è tutto completamente gratis, non è che disponiamo dei software della Nasa…

Ad ogni modo, la sintesi è questa.

Nel 2018 i sei Portafogli Colorati hanno avuto complessivamente un risultato di -0,87%, intendendo con ciò il risultato medio di tutte le posizioni, sia quelle chiuse che quelle ancora in essere (qui le Posizioni Chiuse , e qui i Portafogli in essere).

In totale ci sono 94 posizioni, di cui 47 ancora attive e 47 chiuse nel 2018, in stop loss o trailing stop. Il risultato medio delle vendite è stato di -2,58% (da inizio 2018 al momento della vendita). Ancora una volta, anche in un’annata davvero complicata, la gestione del rischio mi pare abbia funzionato, contenendo davvero le perdite.

Trovo interessante anche l’andamento dei singoli portafogli:

Il Portafoglio Giallo ha chiuso con una media (posizioni aperte e posizioni chiuse) di +1,63%

Il Portafoglio Azzurrino: +1,15%

Il Portafoglio Bianco: -2,09%

Il Portafoglio Verdolino: -10,97% (gli investimenti più etici sono stati un po’ falcidiati…)

Il Portafoglio Bolla Fucsia: -5,27%

Il Portafoglio Rosso Big Babol, nato proprio per speculare nel 2018, ha chiuso a +9,3%

Io e Dolores abbiamo fatto questi calcoli principalmente per noi, per capire se le scelte hanno funzionato. Ci abbiamo pensato a lungo prima di decidere di pubblicarli. In fondo Bassa Finanza è gratis, quindi non è che ci si senta in obbligo di alcunché. Né abbiamo bisogno di dimostrare qualcosa. Ma alla fine, il desiderio di trasparenza ha prevalso come sempre. Sappiamo bene che ognuno leggerà i dati in modo diverso. Ognuno farà le sue considerazioni e i suoi paragoni.

A questo punto però vale la pena di fare un riepilogo dei risultati da quando è iniziata l’avventura di Bassa Finanza.

La cosa più importante per noi è la gestione del rischio. Dal 2010 a oggi sono state chiuse 140 posizioni. Il risultato medio complessivo delle vendite è stato di +11.3%. Il che conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che la gestione del rischio funziona. A patto che si sia in grado di subire ogni tanto delle perdite. L’anno peggiore per i trailing stop è stato il 2012 con una media di -9,13%. L’anno migliore il 2015, con una media di +30,7%.

Nel frattempo le posizioni ancora attive in Portafoglio hanno un risultato medio a oggi di +35%

Niente male, anche se si considera che ovviamente i Portafogli di Bassa Finanza si suppone costituiscano solo una parte del portafoglio reale di un investitore: difficilmente uno investe il 100% in azioni o in oro…

In particolare, ecco la performance media delle posizioni aperte.

Portafoglio Giallo: +41,5%

Portafoglio Azzurrino: +61,4%

Portafoglio Bianco: +42,2%

Portafoglio Verdolino: +30,6%

Portafoglio Bolla Fucsia: +17,8%

Portafoglio Rosso Big Babol: +14%

Il che dimostra che più sono “vecchi” i Portafogli e più i risultati migliorano. E meno movimentazioni si fanno, più la performance aumenta.

Va ricordato che, al risultato medio di +35% delle posizioni aperte bisogna aggiungere il +11,3% di tutte le vendite.

Certamente qualcuno penserà che in fondo si tratta di risultati teorici e che fra il dire e il fare… No, mi spiace, fra il dire e il fare c’è di mezzo solo il fare.

In particolare, per evitare il più possibile insoddisfazioni e frustrazioni nella gestione dei propri risparmi, bisognerebbe secondo me fare alcune cose fondamentali:

1 – Avere un orizzonte temporale più lungo possibile, per non essere turbati dai momenti bui. In genere purtroppo l’orizzonte temporale dell’investitore è di lungo periodo solo finché il mercato sale. Dopodiché partono gli angoscianti controlli delle performances mensili, con l’incubo dei segni rossi… Il tutto esacerbato da questa fissazione per essere iper connessi, come se sapere che oggi il Nasdaq fa -2% ci cambiasse qualcosa.

2 – Essere disposti a perdere. Facile a dirsi in teoria. Purtroppo chi non è in grado di tollerare i segni “-” (o non se lo può permettere) non dovrebbe investire. Nonostante ciò molte persone continuano ad approcciarsi agli investimenti pensando che le cose andranno bene e che a loro non succederà mai di perdere davvero.

3 – Vedere i risultati in termini percentuali. Solo e soltanto in termini percentuali. Perché nel momento che li trasformate in numeri assoluti, il loro peso cambia. Se un portafoglio è in calo del 2% è un conto, ma se questo 2% significa ad esempio 4.000 euro (su un portafoglio di 200.000), uno comincia a farsi delle domande, si chiede quanto ci mette a guadagnare 4.000 euro, poi si preoccupa, gli prendono i dubbi… E, se gli va bene, la vive male e si angoscia; altrimenti magari vende, trasformando così una semplice oscillazione in una perdita concreta. Per avere la giusta ottica bisogna guardare solo le percentuali.

4 - Gestire le vendite. La cosa davvero difficile non è comprare, ma vendere. Se si vende troppo presto, perché presi dal panico, o troppo tardi perché paralizzati dalla prospettiva della perdita, il risultato sarà l’angoscia. Se si vende troppo presto in guadagno (presi dall’avidità), ci sarà anche la frustrazione. Come chi avesse ad esempio venduto Microsoft dopo un +20%, perdendo l’altro +280%... Se ci si muove troppo, pensando di poter cavalcare le onde dei mercati entrando e uscendo, in genere si rimane sommersi.

5 – Accettare la realtà. Molte persone si ostinano a voler piegare la realtà ai loro desideri. Convinti di poter fare come quel mago che piegava le forchette guardandole… Bisognerebbe cercare di essere consapevoli del mondo in cui siamo (almeno finanziariamente parlando), adattarsi e accettarlo. C’è invece un sacco di gente che pensa di vivere in un universo parallelo, immune dagli effetti della realtà circostante. Come la signora Pina, che in un mondo di tassi a zero, pensa ancora che a lei, e solo per lei, i bond renderanno il 3%...

Ci vorrebbe invece la Preghiera della Serenità:

Dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare; la forza e il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare; e la saggezza per capire la differenza; vivendo un giorno alla volta.

Già, vivendo un giorno alla volta. Perché quel giorno non tornerà più. Non facendosi rovinare i momenti della vita da cose come il portafoglio che ha reso -2% e io invece mi aspettavo +3%…

6 – Gestire le emozioni (e farsi aiutare). Il super guru Howard Marks spiega, nel suo libro “Mastering the Market Cycle”, che una delle principali e poco note caratteristiche dei grandi investitori è quella di avere una natura piuttosto fredda (unemotional), poco influenzata dalle emozioni. Il motivo è abbastanza chiaro: la maggior parte degli errori (spesso dolorosi e costosi) deriva da un eccesso di emotività. Ci si fa prendere dalla paura o dall’avidità: emozioni che notoriamente offuscano il giudizio e portano a fare mosse avventate. La paura in particolare ha a che fare con i meccanismi di difesa e sopravvivenza dell’organismo, che quando percepisce un pericolo attiva tutta una serie di reazioni (che iniziano da una parte del cervello detta amigdala) che paralizzano o ci fanno fuggire a gambe levate.

Ecco perché è così difficile comprare quando tutto scende. Viceversa, l’istinto ci fa sentire tranquilli quando tutto sembra andare bene e tutti comprano (magari nel pieno di una bolla). Il problema è che, a meno che uno non riesca a diventare un rettile, caldo ed emotivo come un varano di Komodo, per gestire le emozioni è necessario un aiuto esterno.

Ecco perché avere accanto un consulente (serio, preparato e disinteressato) serve parecchio. Oltre ai pareri tecnici, ti può dare una visione più obiettiva e distaccata.

Tutti questi discorsi derivano dalla mia esperienza personale sul campo, che ho cercato in questi anni di riversare in Bassa Finanza, nella trasparenza assoluta.

Lo so, a volte si parla sempre delle stesse cose. Che uno si sente anche un po’ stanco. Ma è una cosa che succede sempre nella vita, in tutti gli aspetti. Ogni tanto, mentre gli anni passano, bisogna rinnovarsi. Rigenerarsi. Fare un bilancio e ripartire. Ma a quanto pare la strada per il nuovo appare solo quando si è disposti a lasciar andare qualcosa, senza accanirsi a trattenere. Un po’ come quando si deve essere disposti a vendere in perdita (ma senza patemi e rimorsi), se mi passate il paragone. Spero che possiate lasciar andare tutto ciò che vi tiene ancorati, impedendo di sentirsi rigenerati e rinnovati. A volte dipende solo da noi. Vale la pena pensarci su.

E ora che si fa?

Con 23 vendite scattate nell’ultimo trimestre 2018, il minimo che posso fare è ricomprare qualcosa.

Priceline è un nome che non credo dica molto alla maggior parte delle persone. E’ un’azienda che nel 1999 muoveva i primi passi nel mondo del commercio online, in particolare nel settore dei viaggi: prenotazioni di alberghi e aerei. Una pioniera, ma anche una sopravvissuta: dopo il boom della bolla di internet, nel 2000 il titolo in Borsa ha perso il… 99%. Giuro. Questo è un concetto importante da ricordare: anche le aziende con i business più solidi e profittevoli possono franare in Borsa. Mai dare niente per scontato. Ad esempio alla fine degli anni ‘60 i titoli più amati erano quelli di aziende considerate indistruttibili: Xerox (le fotocopiatrici), Kodak, Polaroid, Texas Instruments, Coca Cola, Avon… assieme a un’altra quarantina costituivano un gruppo chiamato i Nifty Fifty, che potremmo tradurre “i cinquanta di moda”. Ma solo pochi anni dopo, con il bear market degli anni’70, molti di essi arrivarono a perdere l’80-90%. Tanto per dire.

Lo stesso è avvenuto negli anni 2000. Ad esempio Cisco, un colosso super profittevole nella nascente economia di internet, dal picco del 2000 è calata per oltre due anni, perdendo l’89%.

E oggi ne abbiamo altre che sono considerate indistruttibili. Ma che intanto, nella seconda metà del 2018 hanno perso il 30-40% (Amazon -34%, Apple -38%, Facebook -43%, Netflix -44%…).

Tornando a Priceline, dopo varie ristrutturazioni e acquisizioni oggi è più nota con un altro nome: Booking Holding, il colosso mondiale dei viaggi online e non solo. Attraverso vari brand e siti, come Booking.com, è possibile prenotare 430.000 alberghi e 1,6 milioni di case e appartamenti nel mondo; si possono prenotare viaggi aerei, ristoranti, auto a noleggio…

Attualmente Booking è un colosso assolutamente dominante nel suo campo, con un modello di business efficiente e profittevole. E’ da tanto tempo che guardo il titolo salire (dai 1.200 dollari del febbraio 2016 ai 2.200 di aprile 2018) senza avere il coraggio di entrare…

Ora, con i cali recenti, intorno ai 1.800 ci proviamo.

Un altro colosso che ultimamente è tornato a livelli di prezzo più ragionevoli è ABB, l’azienda svizzero-svedese con sede a Zurigo, leader nell’automazione e la robotica industriale. Un settore che dovrebbe avere notevoli sviluppi, in particolare in Cina, dove Abb sta investendo parecchio per espandersi. Inoltre, a questi prezzi il titolo offre un dividendo del 4%, che non è per niente male.

Già che siamo in Cina, compriamo una delle più grandi aziende al mondo (34 miliardi di dollari di capitalizzazione) di giochi online: NetEase, che ha sofferto parecchio ultimamente (come la “nostra” Tencent) sia per i cali della borsa cinese in genere, che per le restrizioni ai games imposte dal governo nei mesi scorsi, per salvaguardare la salute mentale dei ragazzini che stanno troppo incollati a computer e smartphone…

I giochi online stanno diventando una delle forme principali di intrattenimento nel mondo, con veri e propri tornei e campionati di e-sport (sport elettronici) con séguiti oceanici e premi faraonici. Ad esempio, l’ultimo campionato di League of Legends – famoso gioco multiplayer – ha avuto 200 milioni di spettatori. Praticamente il doppio del famosissimo Superbowl, la finale del campionato di football americano.

NetEase mira ad espandersi fuori dalla Cina, attraverso ad esempio la partnership con Activision Blizzard, mega azienda Usa di gaming che abbiano avuto in portafoglio dal 2013 al 2016 (uscendo con un +139%...). Allora, dopo un calo del 25% negli ultimi mesi tentiamo una speculazione sui game online di NetEase.

I cali degli ultimi mesi hanno eliminato dai portafogli anche una posizione nel settore lusso. Il mercato si è preoccupato, fra l’altro, che le scaramucce commerciali fra Trump e i cinesini avrebbero impattato pesantemente l’export delle grandi firme. Vorrei però rientrare nel settore.

Questa volta, invece di un fondo ci concentriamo su un’azienda che con i suoi brand spazia un po’ ovunque: dai gioielli Bulgari, ai vestiti Dior e Loro Piana, ai profumi di Guerlain, gli orologi Zenith, lo champagne Dom Perignon, i beauty store Sephora… fino alle borse di Luis Vuitton. Appunto, Luis Vuitton. In questo caso ho il via libera da Dolores, che come noto è una grande esperta di borse internazionali.

Inoltre, pare che l’azienda francese si stia muovendo molto bene in un segmento assai promettente, quello del “lusso casual”, per i più giovani. Allora, ci proviamo.

Riepilogando.

Per il Portafoglio Giallo compro

[if !supportLists]- [endif]BOOKING HOLDING, trattata al Nasdaq, isin: US09857L1089

[if !supportLists]- [endif]ABB, trattata su Borsa Svizzera, isin: CH0012221716

Per il Portafoglio Bolla Fucsia compro

[if !supportLists]- [endif]LVMH, trattata su Borsa di Parigi – Equiduct, isin: FR0000121014

Per il Portafoglio Rosso Big Babol compro

[if !supportLists]- [endif]NetEase, trattata al Nasdaq, isin: US64110W1027

A presto.

Giuseppe Cloza

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