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MIRACOLI

8.4.2019

“I miracoli sono naturali. Quando non si verificano c’è qualcosa che non va.”

Un corso in miracoli

 

 

 

 

Se si è fortunati arriva un momento in cui certe cose si capiscono. Se si è fortunati  arrivano dei segnali, e allora bisogna ascoltarli. Ci viene chiesto un cambiamento. No, non viene chiesto dagli altri. Anzi, a un certo punto bisognerebbe smettere di dover sempre render conto agli altri. Il cambiamento viene richiesto da dentro. Il messaggio viene inviato e ripetuto chissà da quanto tempo, come un “sos” lanciato a intermittenza. Ma in genere siamo sordi: abbiamo troppo da fare, troppe cose da sistemare, richieste da espletare, persone da compiacere, rapporti più o meno fasulli da mantenere, equilibri precari da tenere assieme… Siamo occupatissimi a renderci “altruisti”, nel senso peggiore del termine, quello per cui ti occupi prima di tutto di ciò che ti piove addosso e solo dopo, forse, ascolti il messaggio di sos che ti arriva da dentro.

In questo aiuta - si fa per dire - l’illusione della mente. La mente tende a proiettare nel futuro la situazione attuale. Come se tutto proseguisse sempre così com’è ora. Prendete i mercati, ad esempio. A dicembre le Borse scendevano di brutto e le menti proiettavano questa situazione, visualizzando un futuro a tinte fosche. Ora che le Borse (e i bond) stanno rimbalzando giulive da tre mesi, ecco che la mente si è acquetata e proietta l’immagine di un futuro sereno con gli uccellini cip cip. In pratica, se i mercati sono saliti allora siamo ottimisti per il futuro. Se sono scesi, diventiamo depressi e nervosi. Se ci si pensa un attimo è buffo. E’ l’illusione che tutto continui così com’è adesso.
Ma tutto cambia, tutto è mutevole, niente è costante. E noi non abbiamo le cose sotto controllo, nonostante ci si illuda del contrario. Una presunzione pericolosa.

Tutto cambia. Ad esempio si invecchia. E vedi le persone intorno a te che invecchiano. Incontri i compagni delle medie coi capelli grigi, o gli angoli della bocca che cominciano a cedere. E la vita che si è srotolata dai tempi dei giochi alla ricreazione. Si è srotolata come un metro, che se un centimetro è un anno ti devi chiedere quanto nastro ti sia rimasto. E’ importante chiederselo. Prendere gli 80-85 centimetri della vita media, tagliare quelli già passati e vedere quanto nastro ti resta.

E’ così che, per la prima volta da tanto tempo, finalmente ascolti i segnali: quel messaggio che ti dice che devi diventare egoista. Non stronzo: solo più egoista. Buttare a mare quel falso altruismo che ti impegna da mattina a sera, consuma le energie e ti occupa la mente. Che poi, alla fine, la mente si abitua a focalizzarsi sulle cose che generano stress e non su quelle che danno gioia e serenità. Che in genere sono le più piccole e semplici e importanti.

In questo modo uno impara a dimenticare le cose che vale la pena ricordare e invece ricorda quelle che dovrebbe dimenticare. Un meccanismo assurdo.

Siamo attaccati alle cose. Mentre il nostro tempo si accorcia noi ci aggrappiamo di più. Ma in queste condizioni è impossibile aiutare davvero chi ti sta intorno. Bisogna diventare “egoisti” e imparare a distaccarsi. A dare il giusto peso, a impiegare il tempo non per riempire l’agenda, che averla fitta fa figo, ma invece per cancellare inutili impegni, chat fasulle, sfoltire rubriche telefoniche… Tutta roba che, se non la termini tu come un Terminator, ti lascerà in pace solo di fronte alla lapide.
Il distacco serve anche a dimenticare: se non si riesce a lasciare andare, molte cose restano dentro, trattenute con accanimento, ma  alla lunga marciscono. In inglese per dire che una cosa fa schifo si usa l’aggettivo “stink”, puzza. “Life stinks”, si dice di una vita spiacevole. Forse perché piena di attaccamenti e cose trattenute, pensieri, rancori, timori, perdoni mai dati… Tutte cose che marciscono dentro.

Vorrei diventare più egoista. Molto di più. Se si vuole essere di aiuto per gli altri, ad esempio per i propri cari, bisogna prima diventare più egoisti. Mettere sé stessi prima, la propria salute, ma anche la mente e lo spirito. Nessuna delle tre cose può essere esclusa, ci vuole un equilibrio. E’ una questione di energie… l’energia vitale che consente l’avverarsi dei miracoli nel quotidiano o le cosiddette “coincidenze”; quell’energia che però quando si prosciuga porta alla sofferenza, fino alla malattia. Come spiega Caroline Myss nel suo “Anatomia dello spirito”, parlando di ciò che interferisce con lo scorrere di quest’energia:


“Per esempio, potete essere vegetariani e correre dieci chilometri al giorno, ma se avete una relazione in cui siete sottoposti ad abusi, oppure odiate il vostro lavoro, o litigate continuamente con i vostri genitori, perderete comunque energia – o potere – secondo uno schema comportamentale  che può portare alla malattia o impedirvi di guarirne. Al contrario, se siete spiritualmente equilibrati e liberate la vostra energia dalle opinioni negative, potete mangiare cibo per gatti e rimanere sani”.

 

Quando l’energia è libera, allora avviene il miracolo e naturalmente ci concentriamo sulle cose che ci danno gioia, alimentando così altra energia;  mentre smettiamo di fissarci su quelle cose che ci danno stress e sofferenza. Sono le prime che contano, sono tutto ciò che resta: il sorriso innamorato di tua figlia, una risata in famiglia, quel periodo critico con le lacrime affrontato e superato insieme…

Tutto il resto, tutto ciò per cui ci affanniamo riempiendo le agende, diventerà polvere. Se si è fortunati arriva un momento in cui certe cose si capiscono.

 

E ora che si fa?

 

Si cerca di distaccarsi un po’.


Il doversi separare da chi si ama (o da ciò che si ama) è una delle sofferenze ineluttabili della vita. Non si può evitare. Possiamo solo cercare di valorizzare il tempo presente e diventare meno attaccati. L’attaccamento alle cose porta a dargli un valore eccessivo. Pare sia un meccanismo della mente umana, congegnato diabolicamente per farci commettere errori (e soffrirne). Anche negli investimenti.

Ci sono esperimenti nel campo della cosiddetta finanza comportamentale che spiegano il meccanismo. Anni fa, negli Usa, quando il jackpot della lotteria raggiunse una cifra da capogiro, il sito finanziario Business Insider fece un esperimento. Un reporter si piazzò all’uscita di uno stand della lotteria e offrì alle gente che usciva di ricomprare i loro biglietti per il doppio del prezzo che avevano appena pagato. La maggior parte di loro non accettò. L’illusione di poter vincere con il biglietto in loro possesso gli impediva di accettare un guadagno certo. Sarebbe bastato pensarci un attimo, accettare i soldi e comprarci il doppio dei biglietti di prima, portando così le probabilità di vittoria da 1 su 292 milioni a 1 su 146.
Il Nobel per l’economia Richard Thaler fece un altro esperimento. Offrì a degli studenti universitari di vender loro delle tazze (di quelle da american coffe, da tisana…) con il logo dell’Università. In media gli studenti erano disposti a pagarle 2,50 dollari. Altri studenti invece ricevettero la tazza in regalo, ma quando gli fu chiesto di venderla, nessuno era disposto a scendere sotto i 5 dollari.
Quando possediamo una cosa gli diamo un valore eccessivo. E’ un’illusione. L’idea del possesso rende più difficile il distacco. E spesso per questo facciamo errori con conseguenze gravi, nella vita come negli investimenti. Quando ad esempio non si è disposti a vendere un titolo perché secondo noi deve salire ancora... L’attaccamento non ci consente di liberarci di cose che portano sofferenza.

 

E ora che si fa?

 

Ci sarebbero tante cose da dire, tante da fare, titoli da comprare, tesi di investimento su cui dibattere… Ma prima ho detto che voglio diventare più egoista. Il tempo stringe, e certe cose purtroppo non posso permettermi di condividerle con tutti: mi ci vorrebbe troppo tempo. I Portafogli Colorati sono stati aggiornati. Anche se non esce Bassa Finanza, come successo a marzo, io e Dolores aggiorniamo periodicamente i portafogli sul sito. Lo facciamo per verificare come vanno le nostre tesi di investimento. Quelle che poi applichiamo nel lavoro quotidiano.

Spero che vi facciate dare una mano da un consulente valido, che il fai-da-te è diventato complicato. Ricordando però il consiglio di Nancy Dunnan, famosa advisor americana:

 

“Se vi sentite a disagio col vostro consulente finanziario, probabilmente c’è una buona ragione.”

 

 

A presto.

 

Giuseppe Cloza

 

 

 

 

 

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