IL TRAILING STOP (E I F.LLI BOSCOLI)

30.12.2019

 

 

Quando sale si vede, ma quando scende va più veloce.

 

Motto dei F.lli Boscoli

 

 

La speculazione è il tentativo di trasformare una piccola somma in una fortuna.
L’investimento è il tentativo di impedire a una fortuna di tramutarsi in una piccola somma.

Fred Schwed Jr.

 

 

 

 

 

Ripropongo qui un articolo di tanti anni fa - ma sempre valido - dove spiegavo il concetto dei trailing stop.

 

 

 

Buona lettura.

 

 

 

 

(29.12.2010)


IL TRAILING STOP E I F.LLI BOSCOLI

 

Come non vaporizzare i guadagni

 

 

Lo so, lo so: quando si parla di investimenti, tutti vorremmo trovare quelli con cui si guadagna tanto, ma con poco rischio. E che siano prontamente liquidabili, nel caso trovassi il garagino da comprare per metterlo a rendita (che poi magari rimane sfitto e massacrato di tasse).

 

Sarà forse per questo che, dopo un po’ che parlo di investimenti con qualcuno mi guarda un po’ strano. Infatti, dopo aver dipinto scenari più o meno agghiaccianti – dai derivati all’indebitamento degli stati – concludo con la frase di rito (per me): “Lei quanto è disposto a perdere?”

 

In effetti non sono un granché dal punto di vista commerciale. In questo campo hanno molto più successo quelli che dipingono scenari rosei e grafici sempre al rialzo. Eppure una delle principali cause di disastro nell’investire è che non si è deciso prima quanto si è disposti a perdere. Dev’essere una questione psicologica: l’idea non è piacevole. Ma, quando le cose non vanno come sperato, se non si ha una exit strategy (una via di fuga) stabilita prima, ci si può trovare a osservare con orrore il proprio capitale che si liquefà, assieme ai ceri accesi per pregare che risalga.

 

E’ matematico: se uno perde non vende; aspetta e spera che il titolo risalga. Se invece guadagna un po’, vende subito; e poi vede il titolo che decolla in lontananza. Sì, in genere si tende a fare l’esatto contrario ci ciò che andrebbe fatto. Pare che tutti si concentrino sul momento del buy, quando (e cosa) comprare. Quando vendere, il sell, non ottiene molta attenzione. Forse perché è più difficile.

 

Il fatto è che la matematica è impietosa: per recuperare una perdita del 10% ci vuole un guadagno dell’11%; per far pari dopo un -30 ci vuole un +43; una perdita del -50 richiede un +100% per riveder la luce. Poi si passa al surreale: se perdi l’80% devi sperare che il titolo risalga del 400% e allora riavrai il capitale iniziale. Un’ipotesi surreale, appunto.

 

Per evitare disastri e cercar di guadagnare ci sono, a mio parere, tre possibilità:

 

1 – Affidarsi alla gestione professionale dei gestori di fondi, che diversificano, decorrelano, analizzano, leggono il Sole 24 Ore e selezionano i migliori titoli, coadiuvati dalle raffinate tecniche di asset management, risk management, Modern Portfolio Theory (quella con tutti gli indicatori chic tipo Var, sharpe, indice di Sortino e Ciclamino…). Tutte cose che, nel 2008, si sono rivelate efficienti e infallibili.

 

2 – Affidarsi a un guru che sa il fatto suo. Nel caso, mi permetto di suggerire i F.lli Boscoli, che essendo clienti-guru hanno una sensibilità e una sintonia particolare con i desideri dell’investitore. Concetti come: “Compro solo quando si vede che sale” o “Appena si vede chiaramente che sta per scendere, vendo subito”, sono la base della loro filosofia. Nel tempo, le loro tecniche sono divenute assai sofisticate. Ne cito qui solo alcune, invitandovi a contattarli: “Dopo aver guadagnato quanto basta vendo, così, appena scende ricompro”; “Bisogna investire molto sui titoli che guadagneranno molto e investire poco su quelli che guadagneranno poco. Investire su titoli che perderanno è fortemente sconsigliato”; “Il timing è tutto: scegliete sempre il momento giusto per comprare. Se vedete che è sbagliato, aspettate”…

 

3 – La terza alternativa è quella di usare la tecnica artigianale del trailing stop, l’unica che io conosca che consente di non vendere troppo presto quando si è in guadagno e non vendere troppo tardi se si è in perdita. Certo, non è perfetta, ma la preferisco alle alternative precedenti. In pratica si tratta di impostare una banda di oscillazione che segue l’andamento del titolo, e al di sotto della quale si vende. L’oscillazione che empiricamente sembra funzionare meglio è il 25%. Non troppo ampia per perdite irreparabili (ammesso che l’entità – size - della posizione sia corretta, e lo vedremo dopo), né troppo stretta da farmi uscire troppo presto in caso di un po’ di volatilità.

 

La regola è: vendo quando il prezzo è sceso del 25% rispetto al picco massimo raggiunto.

 

Esempio: se compro un titolo a 100 che poi sale a 118, il mio livello di uscita (stop) sarà a 88,5 (118-25%). Il che significa che se il titolo prendesse a scendere di brutto, la mia perdita massima sarà di 11,5 (100-88,5).

 

Se invece il prezzo sale ancora, lo stop lo segue (trail, da lì trailing stop). Così, a 140 lo stop si alza fino a 105 (140-25%= 140-35= 105). E via così. Chiaramente, se il titolo comprato a 100 scendesse e basta, il livello di uscita (stop loss) rimane fermo al 25% sotto, cioè 75. Una regola non facile da seguire, ma che – garantito – consente di evitare i disastri.

 

A patto che si rispetti un’altra regola fondamentale: la size della posizione, cioè il peso di un investimento rispetto al totale del portafoglio. Peso che deve essere… giusto. Ovvero adatto a ciascuno di noi. Sleeping level rende meglio l’idea: l’ammontare investito dev’essere tale da non far perdere il sonno la notte. Anche quando ci sono le turbolenze. Questo concetto è fondamentale, perché troppo spesso posizioni eccessive portano a danni irreparabili, oppure fanno perdere potenziali guadadgni, quando si vende troppo presto, ansiosi di fuggire. Oppure, si diversifica eccessivamente con posizioni talmente piccole da avere un impatto insignificante sul totale del portafoglio anche quando vanno benissimo.

 

Tornando al trailing stop, la banda di oscillazione non deve essere sempre del 25%. E qui si va un po’ sul discrezionale. Il 25% è la regola generale, ma poi ci sono le variazioni. Ad esempio, nel portafoglio, le posizioni in oro non hanno nessun livello di uscita preimpostato, perché se per caso scendessero del 25%, invece di scappare ne comprerei ancora. Al fondo Templeton, che è obbligazionario, ho inserito uno stop più stretto: l’11%. Un livello che, se anche venisse toccato, mi farebbe uscire dalla posizione con un guadagno del 10% in un anno. Che per un obbligazione mi parrebbe soddisfacente.

 

Riepilogando, la regola generale è:

 

Non permettere a una piccola perdita di trasformarsi in un disastro;

 

Lasciare che i guadagni corrano;

 

Rispettare sempre lo sleeping level per ogni posizione.

 

Al resto ci pensano i F.lli Boscoli.

 

 

 

 

Giuseppe Cloza


 

 

 

 

 

 

 


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