TIK TAK...

Se riesci a passare un pomeriggio assolutamente inutile in modo assolutamente inutile,

allora hai imparato come vivere.

Lin Yutang

Il futuro, per definizione non esiste: quando lo incontriamo è già presente.

Siamo noi a crearlo.

Robert Kowalski



C’è questa “statistica” che mi sembra verosimile e condivisibile: il 10% dello stress dipende da ciò che accade. Il 90% dipende da ciò che pensiamo accada o accadrà.

I pensieri funzionano come la tortura cinese della goccia d’acqua: tik tak, tik tak… il ticchettio che come un trapanino, alla lunga scava anche la roccia e disturba la mente. Scritto con la kappa, in omaggio ai video di Tik Tok che scavano vuoti nei neuroni degli user assuefatti.

La goccia tik tak è anche quella per cui ti è stato inoculato il senso del dovere del bravo boy scout, che se non porti a termine il compito che ti viene assegnato peste ti colga come minimo (e niente medaglia). Rappresentante per eccellenza della categoria è Dolores. È talmente ligia e dedicata alla causa che se ha lasciato una virgola fuori posto non ci dorme la notte; va in vacanza angosciata e poi ti chiama tre volte al giorno dal pedalò per sapere se hai messo a posto quella virgola (e smette solo quando l’iPhone le casca in mare).


Per utilizzare un’altra frase dello scrittore cinese Lin Yutang


“Oltre alla nobile arte di sbrigare le cose, c'è un’arte ancor più nobile di lasciare le cose irrisolte... La saggezza nella vita consiste nell'eliminazione delle cose non essenziali.

Il fatto è che con il proliferare dei media, dei social, la rete, la facilità delle comunicazioni istantanee eccetera… le cose inutili, le virgole da mettere a posto ti piovono addosso costantemente come una grandinata estiva. O ti proteggi ignorandone la maggior parte, o, se ti senti in colpa finché non hai compiuto il tuo dovere (e vuoi la medaglia), ne rimarrai travolto.


Spesso la goccia tik tak è una tortura autoinflitta. Specialmente se uno dà retta allo stimolo irresistibile di dover sempre puntualizzare che cosa non va. Come quelli che al figlio che prende 9,5 a matematica gli dicono “potevi fare meglio”. Una vera inquisizione. Appena vedono una cosa fuori posto, dimenticano in un istante le diecimila cose che invece funzionano benissimo e si concentrano solo su quella che non va. Ingigantendola a dismisura con una determinazione maniacale. Invece di darsi pace, si fanno la guerra da soli. Massacrando sistematicamente anche chi gli sta intorno.

Il concetto è tipico anche negli investimenti.

Prendete ad esempio Zio Nino da Trapani, non a caso detto trapanino: quando un titolo sale del 200% in tre mesi non dice nulla, ma al primo -3% si risveglia e comincia tutto agitato a martellare, dibattere, ronzarti nelle orecchie, chiedere analisi, scenari e previsioni. Che poi, qualunque cosa tu dica, alla fine lui fa sempre di testa sua.

Più o meno come diceva Mina ad Alberto Lupo nella tv in bianco e nero, nella canzone “Parole, parole”:


“Non cambi mai, non cambi mai, proprio mai

Parole, parole, parole…

Soltanto parole, parole tra noi”


Gliel’ho mandata, ma non sono sicuro che abbia capito il messaggio. E poi è troppo impegnato a fare sondaggi su Tik Tok per sapere quali sono i titoli vincenti che saliranno.

C’è un sacco di gente che pensa di sapere un sacco di cose. Sapere di non sapere è un gesto di umiltà assai raro.


In ogni caso mi pare che ultimamente sui mercati ci siano due tendenze psicologiche in corso. Due generazioni. I più “anziani”, diciamo dai 40 in su, sono prevalentemente timorosi, preoccupati ed esitanti. Spesso in attesa del terremoto, il Grande Crollo.

I più giovani hanno invece scoperto il giochino divertente del trading. Si lanciano sulle piattaforme più trendy come fosse un game online, uno spara-spara che anche se muori puoi sempre ricominciare.

La più famosa piattaforma di trading online negli Usa oggi è Robinhood: 3 milioni di nuovi conti nei primi mesi del 2020; 13 milioni in tutto. Età media dei clienti 31 anni: praticamente la generazione dei Millennials (da 24 a 39 anni). Oltre la metà di loro non ha la minima esperienza di investimenti, ma grazie ad una app semplice e fighissima che sembra un videogame si lanciano in speculazioni di ogni genere, movimentando titoli e derivati a una velocità di 40 volte superiore ai competitors tipo il mega broker Charles Schwab.

Pare che sia grazie a loro che sui mercati finanziari la percentuale di compravendite riferibili ai piccoli investitori è passata dal 15 al 25% in pochi mesi.

Sembra proprio che tutti sappiano esattamente cosa fare. Quelli che aspettano il terremoto, e quelli che fanno trading a tutto spiano, convinti che tanto le azioni più trendy tipo Tesla non scenderanno mai.

In entrambi i casi può darsi che non sappiano di non sapere.

Chissà come andrà a finire. Tik tak, tik tak…



E ora che si fa?


Prima di tutto compro bitcoin.

Lo so, qualcuno sarà sorpreso. Ma quando un paio di anni fa lo chiamavo “bittercoin” era nel pieno della bolla. Tutti ne parlavano, ci si tuffavano per raddoppiare in fretta. Perfino Bottavio mi chiamava perché gliene avevano parlato al torneo di bocce come di un investimento che sale e basta. Poi, come sempre, la bolla è puntualmente scoppiata. E tutti gli “esperti” di Bitcoin sono scomparsi. E nessuno più ne parla. Un classico.

Ma le criptovalute non sono scomparse. Tantomeno il bitcoin, la più nota e diffusa. Penso che le criptovalute, in un mondo sempre più digitale, avranno un futuro in una qualche forma di cui ovviamente, al momento non ho idea.

Poi non bisogna dimenticare che i millennials hanno una naturale predisposizione per le monete digitali. Se gli chiedete di scegliere fra oro e bitcoin, probabilmente vi diranno che si sentono più vicini al secondo.

Se si considera che quella generazione costituisce oggi il 35% della forza lavoro in Usa, e ci si aggiunge la recente passione per il trading… beh, può darsi che questo generi nel tempo una pressione di volumi in acquisto anche sul bitcoin.

E, dato che questa criptovaluta è strutturata - anzi, programmata - per avere un quantitativo limitato che non potrà superare un ammontare prestabilito (a differenza della valute liberamente stampabili ad libitum dalla banche centrali), si può supporre che il suo valore crescerà.

Ora mi sono deciso a comprare perché da poco più di un mese sono stati quotati alla Borsa tedesca due prodotti che replicano l’andamento del prezzo del Bitcoin. Che fino a quel momento per comprarlo (e conservarlo) dovevi aprire account su varie piattaforme, seguendo procedure adatte a un tecnico informatico, un hacker o un bambino nativo digitale di quelli che imparano a scaricare e programmare prima che a scrivere.

Oggi finalmente, con un clic puoi compare e vendere un Etp (Exchange traded product) che ne segue l’andamento del prezzo.

Intendiamoci però: non è un investimento ma una speculazione. Ci sono molti fattori di rischio. Non solo la volatilità del prezzo; non solo il fatto che i governi potrebbero intervenire e mettere i bastoni fra le ruote alle criptovalute… In questo caso c’è anche il fatto che l’emittente del prodotto (una società appena nata, molto piccola e di cui non si sa un granché) potrebbe fallire; o i Bitcoin che l’emittente detiene per conto degli investitori potrebbero venire hackerati, cioè sparire… e varie altre cosette.


Per cui, ripeto: è una speculazione. Potenzialmente interessante, ma dove metterei solo soldi che possono “svanire” senza che questo comporti un disastro per i Portafogli.


Rimanendo nel tecnologico c’è un altro fenomeno interessante. Il cosiddetto SaaS: Software as a Service per le aziende.

In pratica i software gestionali non vengono più venduti con la licenza d’uso, il pacchetto da installare nei pc (con le solite rogne), che poi devi fare gli aggiornamenti (altre rogne), etc.

Oggi fai un abbonamento, paghi quel che usi e tutti i servizi, i software, i dati, stanno nel cloud del fornitore. Ed è l’azienda fornitrice che gestisce direttamente gli aggiornamenti e le questioni tecniche. Un po’ come successo con la tv: niente più parabole da installare, decoder da programmare, schede varie… Fai un abbonamento, vai su internet e scegli cosa vedere.

Un esempio di Saas è Docusign (nel Portafoglio Verdolino), che fornisce alle aziende servizi software per la gestione dei contratti e delle firme digitali. A giudicare dall’andamento del titolo, il trend è promettente… Anche perché le aziende che producono software, servizi digitali, hanno ovviamente costi e problemi infinitamente ridotti rispetto a chi invece deve costruire una fabbrica o trivellare un pozzo di petrolio.

Così oggi voglio comprare Zendesk, azienda fondata nel 2005 da tre ragazzi danesi (ma ovviamente trasferitasi in Usa, perché lì gli investitori fanno le cose sul serio e l’hanno subito finanziata).

Oggi è un colosso da dieci miliardi di dollari di capitalizzazione, che fornisce in tutto il mondo servizi di Crm, Customer relationship management. Con i suoi software le aziende gestiscono e ottimizzano le relazioni con i clienti e le loro interrelazioni col web (e anche con il personale interno all’azienda). I servizi di Zendesk, come dice il nome, portano ordine, essenzialità, calma e pulizia in un ambiente sempre più in caotico fermento.



Riepilogando.

Per il Portafoglio Rosso Big Babol compro:

Bitcoin Exchange Traded Crypto, su Borsa tedesca (Xetra), cod. isin: DE000A27Z304

Per il Portafoglio Rosso Big Babol compro:

Zendesk, trattata al Nyse, cod. isin US98936J1016

Per il bitcoin niente stop loss, mentre per Zendesk ne metterò uno più ampio del solito (35%), adatto al portafoglio speculativo.

A proposito, i Portafogli Colorati sono stati aggiornati, e come sempre li trovate qui.



A presto.

Giuseppe Cloza

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