COME SOPRAVVIVERE ALLE CONSEGUENZE





Mar Caspio - Photo ®USGS Unsplash

Se non stabilisci delle priorità nella tua vita, qualcun altro lo farà per te. Proverbio saggio


Tre sono le grandi invenzioni dell’umanità: il fuoco, la ruota e le banche centrali. Will Rogers






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Esiste una legge universale che spesso dimentichiamo. È chiamata la legge di causa-effetto: per ogni cosa fatta, detta (o anche solo pensata) ci sono delle conseguenze. Ci sono gli effetti, che non sono necessariamente lineari o immediati. Questo è il problema.

Spesso ci si illude che una nostra azione non abbia un effetto concreto solo perché non lo vediamo, o non appare subito. Ma non è così: le conseguenze arrivano sempre, prima o poi. A volte in modi e forme inaspettate.

Può volerci del tempo prima di vedere gli effetti, come quando passi con il semaforo rosso e pensi di averla fatta franca. Ma sei mesi dopo ti arriva una multa con la foto della tua targa scattata al momento.

Oppure le conseguenze non avvengono sempre nel modo o nel luogo che ti aspetteresti. Ad esempio, se mangi un cibo a cui sei intollerante potrebbe venirti l’emicrania. Che uno non collega la cosa e poi finisce in un centro cefalee a riempirsi di farmaci, quando invece in quel caso basterebbe smettere di ingerire quel cibo.

Da un punto di vista personale è importante ricordare che non solo le azioni, ma anche le parole e perfino i pensieri creano conseguenze molto concrete nella nostra vita. È bene farci molta attenzione: dovremmo sempre cercare di scegliere non solo le azioni da compiere, ma le parole, e anche i pensieri.

Questa legge universale non funziona solo a livello individuale, ma anche al macro-livello collettivo. Le conseguenze arrivano anche per un gruppo di persone, un settore economico, un popolo, un’intera nazione e oltre…

Allora, oggi potrebbe essere finita un’era durata tanti anni. E potremmo forse essere all’inizio dell’era delle conseguenze.

Dico “potrebbe” e dico “forse”, perché le previsioni e le certezze sul futuro le lascio ai guru che infestano il mondo della finanza. Quelli che prevedono (loro lo sanno con certezza) che il terzo trimestre sarà così e cosà, ed entro fine anno succederà questo…

Personalmente ho difficoltà a capire cosa succederà da qui a domattina, ma tutte queste previsioni “sicure” sono come un diluvio di idiozie che a cascata finiscono in mano alle Belle Figheire, che ancora affollano le convention chic che sembrano le feste da ballo sul Titanic.

E poi finiscono in mano ai vari Ilario il Funzionario, i bancari stritolati dai budget, dagli obiettivi da realizzare, che rincitrulliscono di chiacchiere la signora Pina, che l’unica cosa che sa è che il suo Btp ha perso il 20% e nessuno gliel’aveva detto prima. E il suo fondo Bond Dormitranquil Futur Sicur fa -13% (però gli è stata accreditata la cedola annua dell’1%). Così per rassicurarla gli disinvestono tutto e le fanno sottoscrivere una polizza con la quale ha lo stesso rischio, ma almeno le costa il doppio.

L’era delle conseguenze secondo me nasce dalle ceneri della grande crisi del 2008 (ma se ne trovano tracce fin dagli anni ’90), quando in sostanza tutti i governi con le loro banche centrali si misero d’accordo per drogare tutti i mercati finanziari: bond e azioni e qualunque altra cosa.

In realtà le sue origini risalgono ancora più in là, dagli anni ‘70-‘80, come ho raccontato nel mio libro “Siamo Fritti”.


Ma è con la crisi del 2008 che il processo ha avuto un’accelerazione esponenziale.

Poi, nel 2012, arrivò Mariuccio a dare una bella accelerata supersonica. Prima di diventare recentemente santo come Premier, venne beatificato come banchiere centrale europeo nel 2012 quando, mentre l’euro scricchiolava di brutto, pronunciò il famoso discorso “Whatever it takes”:

“The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough.”

“La Bce è pronta a fare qualunque cosa – whatever it takes - per preservare l’euro. E, credetemi, sarà abbastanza.”

Era già un vero duro.

Così, accese la stampante più grande del mondo (ribattezzata affettuosamente il bazooka di Draghi) e cominciò a “stampare” soldi. Semplicemente creando denaro praticamente dal nulla per comprare titoli e abbassando i tassi di interesse.

È vero che il suo discorso servì a stabilizzare l’euro, ma come sempre ci sono le conseguenze.

Così iniziò la corsa ai tassi a zero e poi negativi (un concetto che ancora sfugge alla signora Pina), che si innestò sulla corsa ai ribassi dei tassi già iniziata nel 2008. Era infatti una pratica ormai collaudata.

Ogni volta che c’era aria di crisi, tutte le Banche Centrali abbassavano un po’ i tassi, o dicevano di farlo sfoderando il bazooka, e poi si mettevano a comprare titoli di Stato che nessun altro voleva perché non rendevano una mazza. Poi cominciarono a comprare anche obbligazioni di aziende, i bond corporate, cioè il loro debito, per salvargli le penne. Tutto ciò, tutta questa creazione di soldi a spese di chi? Bella domanda. Lascio a voi la risposta.

Abbassando i tassi i mercati si ringalluzzivano subito, perché il denaro circola più velocemente e le speculazioni sono più facili: se posso prendere a prestito dei soldi a costo zero posso anche fare investimenti rischiosi, tanto se perdo non sono mica soldi miei, e chissenefrega.

Così i tassi di interesse andarono in negativo: il livello più basso degli ultimi 5.000 anni (dico sul serio). Non era mai successo in 5.000 anni di storia dell’umanità che il creditore dovesse pagare il debitore per il privilegio di prestargli i soldi. Bottavio andò fuori di testa quando si accorse che il Bot sul quale aveva investito 100.000 euro, dopo un anno gliene rimborsava solo 99.500.

Grazie alle stampanti di Mariuccio & friends, il mondo fu inondato da 18 trilioni, cioè diciottomila miliardi, di bond con i rendimenti negativi: obbligazioni con le quali sai per certo che se le porti a scadenza perderai dei soldi.

Intanto i valori dei bond salivano e si gonfiavano (se i tassi scendono, i prezzi delle obbligazioni salgono. Per un ripasso su questo e altri arcani meccanismi consiglio di leggere Bassa Finanza, il libro…).


Naturalmente, anche le Borse salivano e tutti impararono a fare il “buy the dip”, compra sul ribasso. Appena c’era un minimo storno delle quotazioni, tutti giù a comprare. Specialmente negli ultimi 2 anni. Tanto, se qualcosa va storto ci pensano le Banche centrali a far rimbalzare i mercati abbassando i tassi.

Era così facile che un sacco di gente si è messa a giocare. E un sacco di gente – specialmente i più giovani – ha iniziato a pensare che investire fosse facile perché è diventato facile cliccare buy/sell sulla piattaforma tecnologica user friendly. Puoi farlo dallo smartphone mentre sei all’apericena. E che ci vuole.

Peccato che ora le banche centrali non possono più abbassarli i tassi, anzi li devono alzare. Chi fa oggi il buy the dip rischia grosso perché non tiene conto di questo cambiamento radicale.

E così, con i rendimenti a zero sui bond, la gente venne spinta verso il rischio. La categoria dei risparmiatori prudenti, asse portante della nostra società, è stata devastata dai “whatever it takes” di Mariuccio & friends.



E le vecchine dai capelli azzurrini hanno visto le loro rendite azzerarsi e, smarrite e confuse, sono finite nelle grinfie di Ilario il Funzionario con i suoi prodotti adatti alle sue esigenze (cioè quelle di Ilario e della banca).

Così un sacco di portafogli si sono presentati all’inizio del 2022 troppo esposti, troppo allegri… Troppo pieni di azioni, specialmente quelle dei settori di moda… e poi troppi bond a lunga scadenza e/o di bassa qualità (molto più sensibili agli umori dei mercati).

Poi è arrivato il chilavrebbemaidetto moment.

I fondi tranquilli fanno -10% da inizio anno, e chilavrebbemaidetto.

I Btp sono arrivati anche a -20% e chilavrebbemaidetto…

Le azioni tecnologiche anche -70%, matuguarda.

Gli indici di borsa da -20 a -30% in genere.

Quello del 2022 è stato il peggior semestre dal 1970. Niente male:


Ma non di sole azioni è fatto questo semestre… L’indice delle obbligazioni globali (Bloomberg Global Aggregate) è a -14,5% da inizio anno: la peggior performance da quando viene calcolato (dal 1995). E probabilmente il peggior risultato da tanto tanto tempo.

E sotto una superficie apparentemente tranquilla viene ad esempio da chiedersi come se la passino tutti quei fondi pensione che negli ultimi anni si sono esposti, spostandosi verso il rischio per cercare di guadagnare qualcosa. Chissà…

Recentemente negli Usa ci sono stati fondi pensione che si sono indebitati (tanto non costava nulla) per investire di più e guadagnare di più. In pratica hanno usato la leva finanziaria. Come il Calpers, il fondo pensione degli impiegati pubblici della California, che gestisce quasi 500 miliardi di dollari e a fine 2021, nel pieno delle rose e fiori, ha deciso di incrementare il rischio…

Chissà oggi come se la passeranno, dopo che con il semestre orribile è (forse) iniziata l’era delle conseguenze. Intanto, da inizio anno il fondo Calpers ha perso circa 40 miliardi di dollari (dei pensionati)…

Le cause esterne di questa era possono essere molteplici: la guerra, il covid, la guerra al covid, l’inflazione, la globalizzazione che scricchiola, la minaccia di recessione, le tensioni geo politiche…

Ma la causa primaria, dal punto di vista economico, è che tutto è stato drogato per anni e decenni dai sacerdoti del whatever it takes, che incredibilmente l’umanità continua a venerare, come se avessero il Verbo.

Ma dev’essere un vizio quello di venerare chi si presenta con la Verità Scientifica, anche se alla fine non risolve una mazza, crea spesso conseguenze peggiori, discriminazioni e ingiustizie economiche e sociali e fa e dice il contrario di quanto detto e fatto poco prima, sfoderando facce di bronzo tirate a lucido…

Ma tanto la gente non se lo ricorda. Sarà che ormai siamo assuefatti agli strumenti tecnologici che sostituiscono la memoria, ma sembra che a questo punto l’umanità abbia la memoria di un pesce rosso, che a ogni giro di vasca non ricorda quello precedente: non si rende conto di essere in trappola e vive sereno. Si fa per dire.

Il peggior semestre sui mercati dal 1970, si diceva. In effetti i paralleli con quel periodo non mancano…

Inflazione galoppante, crisi energetica, e poi la recessione e la cosiddetta stagflazione (stagnazione economica + inflazione: l’economia cala ma i prezzi continuano a salire). All’epoca c’erano anche diversi tumulti sociali in giro per il mondo. Oggi forse siamo troppo rincoglioniti e ipnotizzati (e impauriti) per protestare.

E poi sembra proprio che la popolazione sia troppo impegnata a preoccuparsi per le guerre, i missili di Putin, le pandemie con i virus che scappano dai laboratori, la sopravvivenza e l’impoverimento con i prezzi impazziti… Che sembra quasi diventato un tratto distintivo delle pacifiche democrazie: pacifici perché stritolati.

L’Inps comunica oggi che il 40% dei pensionati non arriva a 1.000 euro al mese. Mentre circa il 25% dei lavoratori ha uno stipendio al di sotto degli 800 euro.

Ma per adesso c’è solo qualche “scaramuccia” in giro, tipo una rivolta in Sri Lanka, paese stritolato dalla crisi (e malgoverno, corruzione, etc.).


Sia mai che faccia da scintilla per qualche incendio più grande…

Comunque, tornando ai mitici ‘70 (mitici almeno per certa musica), in quegli anni i tassi salivano e i bond scendevano senza fine. In realtà il tutto inizio anche prima: il rendimento del decennale Usa era al 2,25% nel 1946, poi salì fino al 4% negli anni ‘60 e dai ’70 decollò fino al 15% nel 1981 (nel grafico sotto).

Trentacinque anni orribili per i bond. Poi la tendenza si è invertita e abbiamo avuto 40 anni di bengodi (tassi che scendono, prezzo dei bond che sale).

E ora?


Intanto, negli anni’70, i mercati azionari facevano letteralmente schifo.

L’indice Dow Jones toccò il massimo di 1.050 punti l’11 gennaio 1973 e da allora cominciò ad andare a zig-zag in un cosiddetto movimento laterale fino al 27 dicembre 1982 quando finalmente rivide la luce a 1.070 punti.

Furono 10 anni di su e giù senza andare da nessuna parte, che devastò stuoli di Zio Nino da Trapani (detto Trapanino) alla ricerca del buy the dip, il punto di ingresso, il trading, entra ed esci dai mercati con le previsioni, eccetera.

E chi semplicemente aveva comprato un indice azionario Usa nel 1973 – oggi si userebbe un etf - si ritrovava gli stessi soldi nel 1982 (ma falcidiati dall’inflazione).

Alla faccia del famoso discorso che la Bella Figheira ripete a Padre Graziano ogni volta che si lamenta che negli ultimi 5 anni non ha guadagnato una mazza, anzi…

Ma lei lo guarda con aria stupita (non è mica vero che non si guadagna niente pensa lei, con tutti i bonus e le commissioni che prende) e gli propina con convinzione adamantina la tiritera che nel lungo periodo le azioni salgono sempre. Quella che viene sempre accompagnata da un grafico dell’indice Dow Jones dai tempi di Buffalo Bill.

Le Borse nel lungo periodo salgono sempre? Sì, beh, dipende.

Prima di tutto cosa si intende per lungo periodo. E poi, di quali azioni stiamo parlando? Chi ha investito sulla Borsa giapponese a fine anni ’80 - con i promotori finanziari della Fideu-Gnam! che appioppavano piani di accumulo (costosissimi) perché “se scende è meglio: così compri a prezzi più bassi” - ha visto l’indice Nikkei scendere ininterrottamente dal 1989 al 2012 (-75%), per poi risalire con andamento lento, che oggi è ancora a -30% rispetto al picco di 33 anni fa.

Così dopo 33 anni di piano d’accumulo sei ancora in perdita. Non so, è un lungo periodo questo? Gesù fece in tempo a fare diverse cose in 33 anni…

Oppure chi avesse investito sulla Borsa Italiana all’apice, nel 2000, oggi dopo 22 anni si troverebbe ancora a -58%.

Quindi, qual è il lungo periodo?

Nel frattempo, come visto, anche le obbligazioni zigzagarono (scendendo) per 35 anni fino al 1982, quando finalmente la tendenza si invertì. Infatti è da allora, da 40 anni, che i tassi scendono (con l’accelerazione finale dal 2012 di Mariuccio) e i bond salgono. Se oggi la marea è cambiata son dolori.

Intanto teniamo presente che spazio per ulteriori discese dei bond ce n’è quanto se ne vuole. Oggi l’inflazione Usa ufficialmente è al 9% (e c’è chi dice che se fosse calcolata correttamente sarebbe anche al 15%) mentre il Treasury decennale (il loro Btp) rende poco più del 3%.

Significa che se oggi compri un Treasury hai una perdita del 6% (9-3) in termini reali. Quindi, o l’inflazione scende, oppure deve salire il rendimento dei bond per chiudere il gap. E per salire il rendimento bisogna che scenda il prezzo.

Ricordo che ci sono ancora in circolazione oltre duemila miliardi di bond con i rendimenti sottozero (quelli emessi a tassi negativi), di cui molti in Europa. Se a qualcuno venisse voglia di liberarsene per smettere di perderci, ci potrebbero essere delle belle ondate ulteriori di vendite sul mercato.

Intanto in Europa, l’Euribor a 3 mesi (l’indice di riferimento più importante per i tassi, parametro usatissimo ad esempio per i mutui a tasso variabile) è tornato sopra lo zero dopo 7 anni di valori negativi. E se continua la tendenza chissà quante rate di mutui o prestiti cominceranno a salire…

Un tempo il mercato dei bond era considerato quello che dava i segnali sullo stato di salute dell’economia. Tutto il mondo ha sempre guardato l’andamento del Treasury decennale americano (in pratica l’obbligazione più importante in assoluto) per trarne indicazioni sullo stato dell’economia, la direzione del mercato e quindi il modo migliore per allocare i capitali.

Purtroppo, negli ultimi 10 anni, dai tempi del whatever it takes, i prezzi dei bond sono stati costantemente manipolati dalle banche centrali. Il meccanismo è stato rotto, i prezzi sono divenuti inaffidabili e i mercati mondiali sono rimasti senza le segnalazioni e le indicazioni dei bond. E oggi ne vediamo (e ne paghiamo) le conseguenze. Ringraziamo sentitamente.

Nel frattempo, in Borsa, le stime degli analisti per i risultati trimestrali delle aziende non si sono ancora adeguate e sono rimaste a qualche mese fa, nel periodo rose e fiori, con proiezioni di crescita imperitura. Che magari quando escono un po’ di risultati reali, con i costi di produzione aumentati e le vendite diminuite, ci potrà essere qualche delusione sul mercato. Qualche chilavrebbemaidetto.


E ORA CHE SI FA?

Dopo tutto questo bell’esame della situazione cosa possiamo fare?

In termini globali poco.

Non posso certo modificare io l’inflazione o le scelte dei grandi della Terra, dato fra l’altro che la democrazia è sempre meno… democratica e sempre più di facciata.

Allora, che cosa fare?

Come riuscire ad essere sereni?

Prima di tutto smettere di angustiarsi o perdersi in pensieri inutili.

Come fa purtroppo un sacco di gente, che se gli viene un raffreddore cerca subito un tampone in ansia mentre scruta i cieli per vedere se arriva un missile, o le cavallette, o un branco di scimmie col vaiolo…

Bisognerebbe sempre ricordare le conseguenze. Per sopravvivere, anzi: per vivere bene in questo periodo dobbiamo pensare alle conseguenze.

In un periodo in cui le libertà sono meno scontate di prima, dovremmo ricordare che abbiamo sempre la libertà più grande: quella di poter scegliere cosa pensare e quindi cosa dire e quindi come comportarci. Ognuna di queste cose crea delle conseguenze concrete nella vita.

È la libertà di guardarsi dentro, e di cambiare dentro per cambiare fuori. Non esiste un’azione che non porti una reazione, una causa che non porti un effetto. E l’azione più importante parte da dentro. Sempre.

Per fare questo dovremmo cercare di concentrarci sulle priorità, le cose importanti. Sbarazzarci di ciò che non è necessario e rimandare ciò che può aspettare.

Questa vita è un percorso, un viaggio. Più spesso di quanto si creda abbiamo la libertà di scegliere cosa e chi far salire in macchina con noi, per condividere un pezzo del tragitto. E più spesso di quanto si creda, abbiamo la possibilità di scegliere cosa/chi invece tenere fuori.

Se qualcosa o qualcuno disturba questo percorso bisogna sbarazzarsene. Non facciamolo salire con noi. O, se è già in macchina, lo possiamo intanto sbattere nel bagagliaio, così almeno non ci importuna più, mentre decidiamo il suo destino....

Prova a dare un punteggio alle cose da fare, le situazioni da affrontare, le persone da incontrare. Ti sorprenderai di quante cose non sono necessarie (ma tu ti affanni per farle), quante possono essere rimandate (ma tu corri per farle subito, insieme a mille altre), quante ti impegnano un sacco di tempo ed energie che non vengono mai ripagate né da un punto di vista economico né da un punto di vista di gratificazione.

Ad esempio, prima di partire a razzo con il pilota automatico, chiediti: è necessario? Può attendere?

Poi chiediti: mi gratifica?

E poi: quanto ci guadagno?

Una cosa può non essere urgente e necessaria o economicamente remunerativa, ma se ti dà un alto punteggio nella gratificazione, benessere, buone emozioni, è giusto farla.

Oppure può essere una cosa che ha il massimo punteggio di urgenza/necessità e quindi va comunque fatta indipendentemente dalla risposta alle altre due domande. O può essere non gratificante emotivamente, ma economicamente remunerativa. Oppure può avere un punteggio complessivo basso e quindi la possiamo tranquillamente rimandare.

Se studiamo questi tre aspetti e le loro combinazioni di punteggio, scopriamo che passiamo una gran parte del nostro viaggio della vita impegnati in cose non necessarie o non gratificanti o non remunerative. Molte delle quali potrebbero essere eliminate o rimandate.

E scopriamo che nella maggior parte dei casi siamo noi stessi ad incastrarci da soli in questo gioco al massacro.

La società sembra appositamente strutturata per farti prendere dagli scrupoli, per farti sentire un egoista, farti sentire in colpa. Non è così: occuparsi di sé stessi prima di tutto, prima io poi il resto, non è egoismo. Occuparsi solo di sé stessi, quello sì è egoismo…

Chi prende un aereo sa bene che prima di decollare ti spiegano che se, in caso di emergenza, scendono le mascherine dell’ossigeno e hai accanto chi necessita di aiuto (ad esempio un bambino) devi prima indossare la tua mascherina e solo dopo pensare ad aiutare gli altri. È così ovvio: se non la indossi prima tu e magari svieni per mancanza di ossigeno come potrai aiutare chi ti sta accanto?

Se prima di tutto non ami te stessa come puoi amare gli altri? Se non ti prendi cura di te stesso come puoi vivere bene e con soddisfazione?

Ma noi cadiamo così spesso nella trappola che fa scattare il pilota automatico e ti guida verso cose che non ti servono, che non ti danno nulla. Ma le fai salire a bordo, gli regali il tuo spazio, il tuo tempo, la tua energia.

Bisognerebbe concentrarsi su questo e demolire il castello di scrupoli che ci fanno sentire in colpa e ci rendono difficile sbarazzarci di ciò che non ci aiuta e anzi appesantisce e rende sgradevole il viaggio…

Sono le priorità: se non le decidi tu, lo farà qualcun altro per te.

Allora invece di perdersi nei tiggì o nei discorsi dei guru, della gente, della Voce in testa che ti impartisce ordini, cerchiamo il coraggio di fare delle scelte. Scegliere come continuare questo viaggio e con chi condividerlo.

Ci sono un sacco di cose che ci sembrano importanti-irrinunciabili-urgenti e invece possono tranquillamente finire nel bagagliaio. E se poi muffiscono o si mummificano con questo caldo… pazienza. Ogni tanto basta svuotare il bagagliaio e buttare il tutto in discarica (che magari, come rifiuti riciclati, possono diventare utili in altri modi). E addio.

Un altro aspetto secondo me fondamentale oggi più che mai è quello della semplificazione. La vita sembra una continua corsa alla complicazione soffocante. Ma se impariamo il trucco del bagagliaio possiamo tornare a respirare.

Visto che prima si parlava di bolle finanziarie, c’è un’altra bolla che ha un impatto nefasto sulle nostre vite: la bolla delle figate tecnologiche, che sta mettendo in ginocchio un sacco di gente.

Mia madre ad esempio. Ha resistito stoicamente ai lockdown, al terrorismo mediatico, è sopravvissuta ai dibattiti in tv 24/7 dei virologi e i guerrologi, Sopravvive anche all’idea dei missili, poi i prezzi, le bollette, moriremo prima di caldo come dice Greta e poi di freddo come dice Putin, poi di fame per i prezzi che salgono ma i guadagni invece no, e anche di sete per la siccità e per la carestia con l’invasione delle cavallette e ci leveranno tutti i soldi con le patrimoniali oppure fallirà l’Italia, eccetera.

A 85 anni suonati ha resistito eroicamente in questo contesto, ringhiando e mandando nel bagagliaio un sacco di roba. Ma il colpo di grazia è la bolla tecnologica. Non quella delle Borse, ma quella che rende un sacco di gente come lei e molti altri non più autosufficienti. Vengono improvvisamente tagliati fuori dal mondo e dalla vita quotidiana con le figate tecnologiche, tipo lo Spid…

Speriamo che almeno questa bolla scoppi sul serio e che la smettano di massacrarci con i deliri che è tutto per il tuo bene e per la tua sicurezza e per semplificarti la vita: con l’sms pin e la app per confermare e la one time password e l’account da resettare ogni due mesi che sennò non puoi più accedere, e gli aggiornamenti da scaricare ogni tre giorni che ti intasano la memoria del cellulare. Che ormai se non hai il modello da 512 giga non fai più nulla.

Così lei ha questo telefono che ormai regge l’anima coi denti. Sono anni che periodicamente lo rianima e cerca di svuotare la memoria, perché la sola idea di cambiarlo e dover ricominciare da capo con gli account, la sincronizzazione e poi i dati memorizzati e le rubriche.

E ogni volta che ci prova che c’è sempre il cretino di turno che ti dice: “Stia tranquilla, trasferire i dati sul nuovo telefono è semplicissimo”, e invece naturalmente sparisce tutto… Eccetera.


QUINDI, ORA CHE SI FA?

Anche negli investimenti è importante semplificare e darsi delle priorità. Semplificare significa prima di tutto essere consapevoli che le previsioni spettano agli astrologi e che l’oroscopo non funziona con i mercati finanziari.

Ad esempio, dopo tutti i discorsi fatti prima uno potrebbe chiedersi come mai non vendo tutto. È piuttosto semplice: se fossi sicuro di cosa succederà in futuro l’avrei già fatto da tempo.

Lo so, col senno di poi è facile dire: “Si vedeva chiaramente che…”, ma la realtà è diversa. Non a caso gli unici a guadagnare sul serio con le previsioni sono i F.lli Boscoli.

Quindi, invece di fare il mago preferisco ridurre il rischio dove mi sembra eccessivo (come fatto la volta scorsa aggiungendo qualche stop loss) o eliminare qualcosa se non funziona più in questo contesto.

Secondo me ora bisogna abbassare le aspettative e mettersi tranquilli.

Purtroppo, ci sono periodi dove si vince, anzi si “guadagna”, quando si perde poco. E probabilmente questo è uno di quei periodi. Quindi è inutile (e dannoso per la serenità quotidiana) angustiarsi o perdersi in discussioni e dibattiti. Come quello eterno su oro sì/oro no…

Adesso che tutto è sceso a capofitto sento dire: “Ah, ma l’oro non sale?!”. Ma in termini relativi è salito eccome: se la borsa fa -20 e i bond -15 e l’oro -5 (ma in euro +6) chi è che ha retto meglio?

Ma si sa: se non si vede il segno “più” ci si agita. Qui a Bassa Finanza abbiamo l’oro in portafoglio da 12 anni e, nonostante la volatilità e gli alti e bassi, a oggi ha fatto +130%. Non è sufficiente?

A costo di essere monotono mi ripeto: è impossibile non avere segni “meno” quando si investe. Bisogna quindi investire solo le cifre che possono oscillare.

D’altra parte senza far oscillare qualcosa è difficile cavarsela quando l’inflazione è all’8% e un bond iper tranquillo, tipo un Bot, con andamento lineare e senza scossoni, rende meno dell’1%. Non so se è chiaro.

Ma oscillare quanto?

Dipende dalla propensione al rischio e dalla situazione personale. È qui che si gioca la partita prima di tutto: nella costruzione di un portafoglio adatto. Tutto il resto sono chiacchiere da bar, previsioni da oracolo, speculazioni e inseguimenti del senno di poi.

Tornando ai mercati, dopo tutti i cali recenti ora potremmo essere in una fase cosiddetta di “ipervenduto” e quindi ci potrebbe stare un rimbalzo, un sospiro per tirare il fiato.

Oggi sembra che tutti siano iper pessimisti. Secondo un’indagine di Bank of America,


nel mondo della finanza il pessimismo sul futuro non è mai stato così estremo (o, se si preferisce, l’ottimismo non è mai sceso così in basso):



Ci sono indicatori come la “risk tolerance”, la (in)tolleranza al rischio dei gestori dei fondi, che sono arrivati a livelli estremi come non si vedevano dai tempi dei crolli del 2008-2009. Sembra che la paura aleggi dappertutto.

Il che in genere è un buon segno. Nel senso di quel detto che recita: “Quando tutti sono d’accordo su una cosa, spesso accade il contrario”.

O, per dirla con Warren Buffett: bisognerebbe avere paura quando tutti sono avidi e viceversa.

Anche per questo non faccio vendite arbitrarie (o emotive): lascio fare ai trailing stop e agli stop loss, e in alcuni casi lascio semplicemente oscillare le posizioni.

E poi potrebbe essere che con tutta la negatività sparsa negli ultimi mesi qualcuno cominci a preoccuparsi dei risultati politici (ad esempio le elezioni di mid term in Usa, con le quali si rinnova una parte del Parlamento) e cerchi di spargere un po’ di rose e fiori per rasserenare i mercati (e gli umori degli elettori).

“Quando sale si vede”, dicono sempre i F.lli Boscoli. In fondo è facile.


Ma ora che si fa?

Rispetto all’ultima newslettera di maggio, i pesanti cali hanno fatto scattare tre trailing stop in guadagno e uno stop loss:

Compagnie Financiere Richemont, posizione chiusa a +55%

Pictet Global Environmental Opportuinities, +23%

Cisco System, +12%

Intel -15%

Quindi su quattro posizioni chiuse il risultato medio è +19%. Il che conferma ancora una volta la validità della strategia protettiva.

Come forse si sarà capito dallo scenario dipinto nelle pagine precedenti, non è che in questo periodo abbia molta voglia di lanciarmi in investimenti nuovi.

D’altra parte, non è che abbiamo venduto tutto per fuggire nel rifugio, quindi se i mercati rimbalzano i Portafogli (che trovate aggiornati) ne beneficeranno.

Comunque, alcune idee ci sono.

Prima di tutto parliamo di investimenti sostenibili, o Esg come si dice ora (Environmental, Social e Governance, attenti al benessere dell’ambiente, la società e il luogo di lavoro).

I lettori di lunga data sanno che da oltre 10 anni qui esiste il Portafoglio Verdolino, chiamato così perché il concetto di investimenti Green o sostenibili è sempre opinabile e anche ondivago. Per cui “Verdolino” mi sembrava un buon compromesso per essere coerenti e non scadere nella retorica: cerchiamo titoli e temi di investimento in linea, ma senza scadere nell’ipocrisia.

Rispetto a 10 anni fa quando non se la filava nessuno, oggi la tematica (che è certamente importante) è praticamente diventata una moda: circa un terzo dei prodotti finanziari in circolazione ha ormai il bollino Esg, che però a volte non si capisce bene cosa dovrebbe garantire, visto che i criteri per lo screening dei titoli sono spesso opinabili.

Ad esempio, ci sono grandi aziende che prendono voti altissimi nella classifica dei “buoni” e finiscono sempre nei fondi e negli etf “Esg”, ma poi ci si chiede se è davvero tutto a posto: Google avrà una governance fantastica e tratterà a meraviglia i suoi dipendenti e l’ambiente, ma fa un sacco di soldi controllando tutto e tutti, monopolizzando le informazioni, acquisendo dati privati di ogni genere… Tutto etico? E Amazon?, altra meraviglia degli indici Esg. Non è che se ne senta parlare sempre benissimo in termini di politiche aziendali sul luogo di lavoro. E così tanti altri…

Per non parlare delle armi. Secondo i criteri Esg sarebbero un tabù. Solo che ora, abbiamo scoperto, ci sono le armi “buone”, quelle che a quanto pare servono solo per difendersi, e quindi le possiamo costruire e vendere perché è per una nobile causa.

E l’energia? Ora che il gas scarseggia e i prezzi vanno alle stelle, e naturalmente il solare e l’eolico non bastano, ecco che il petrolio e il carbone sono tornati ad essere “accettabili”. Inoltre, pare che l’Europa si sia finalmente accorta che senza il nucleare non abbiamo molte speranze di cavarcela.

Matuguarda. Come se non si sapesse che in media il 25% dei consumi energetici in Europa proviene già dal nucleare. 25%, mica noccioline. Il che vale anche per paesi “virtuosi” come il nostro, che vieta il nucleare in casa con un referendum, ma poi lo compra all’estero (vedi Francia), che sennò l’aria condizionata non ci si accende… Occhio non vede.

Anche il Giappone, dopo l’incidente di Fukushima del 2011, sta tornando quatto quatto a riattivare alcune delle sue 33 centrali nucleari.

Oggi ci sono nel mondo 440 centrali nucleari operative (oltre a 55 in costruzione in Cina, India, Russia, Emirati Arabi). Se il trend di crescita nei cosiddetti paesi emergenti prosegue al ritmo attuale, non è possibile pensare di sostenere il loro consumi con i pannelli solari o le pale eoliche. Allora, piuttosto che il carbone, forse meglio il nucleare, specialmente quello di nuova generazione. Proprio come ha detto recentemente anche il Parlamento Europeo, che di fatto, con alcuni paletti, ha messo il bollino “green” al nucleare.


Allora, in ottica “verdolina”, investo un po’ sul nucleare, con un etf che compra le maggiori aziende attive nel campo, come la mineraria canadese Cameco o la Kazatomprom, il più grande produttore di uranio del Kazakhistan (paese dal quale arriva il 40% della produzione mondiale…).

Naturalmente stiamo parlando di un settore piuttosto volatile, che negli ultimi 3 mesi ha perso circa il 25%, soggetto sia alle oscillazioni del prezzo della materia prima uranio (prezzo più che raddoppiato dal 2018, ma ancora sotto del 60% rispetto al picco del 2007), sia alle mutevoli vicende politico-emotive. Comunque, ci provo.

Cambiando settore, parliamo di musica. Un business molto interessante e in ripresa (rispetto alle crisi di vendita di cd e download) grazie all’avvento delle piattaforme di streaming.

In passato ci ho investito più volte e con alterne fortune. Prima Vivendi (che deteneva una grossa fetta di diritti d’autore mondiali tramite Universal Music) dove è scattato il trailing stop a +32% dopo 3 anni.

Poi la sfortunata scommessa sui cinesi di Tencent Music Entertainment, subito travolti come tutti i colossi tecnologici di quelle parti dalla furia punitiva del governo cinese. In meno di tre mesi è scattato lo stop loss a -31%. Non troppo piacevole, ma se non si fosse venduto il titolo in perdita, oggi la posizione sarebbe a -75%. Quindi, in questo caso è stato decisamente meglio avere lo stop loss…

Prima dei cinesi avevo provato con Spotify, il colosso svedese che detiene il 30% del mercato mondiale della musica in streaming. All’epoca l’investimento fu travolto dal crollo del 2020 nel panicovid e scattò lo stop loss a -10% (tutti questi dati li trovate sul sito nelle Posizioni Chiuse, perché qui su Bassa Finanza facciamo sempre vedere tutto…).

La cosa interessante è che Spotify, dai minimi del 2020 era poi schizzata in una bolla nella stratosfera, fino a oltre 360 dollari. Oggi però ha perso il 70% dai massimi (una discesa che per ora e per fortuna ho scansato, a differenza di quanto successo con Paypal) e la si compra intorno a 110 dollari.

La valutazione è piuttosto intrigante, e inoltre ricomprarla ora significa rientrare in posizione un 10-15% sotto rispetto al precedente livello di uscita del marzo 2020 (quando fu venduta a 124). Un’operazione che mi pare fattibile.

In ultimo, andiamo in Svizzera.

Lonza Group è un’azienda particolare nel campo del biotech. Parliamo di cure di nuova generazione, terapie cellulari e genetiche. Un settore in grande sviluppo, grazie al quale si potrebbe arrivare a curare malattie ad oggi incurabili.

In questo settore la preparazione e fabbricazione dei farmaci è cosa talmente sofisticata, complessa e costosa che quasi il 70% delle aziende farmaceutiche nel mondo, piuttosto che impelagarsi a costruire il proprio stabilimento, si affida a terzi specializzati per lo sviluppo e la produzione. E Lonza Group è uno dei principali “appaltatori” mondiali in questo campo, con 42 miliardi di capitalizzazione, 16.000 dipendenti e strutture produttive sparse in tutto il mondo. Rispetto ai massimi di un anno fa il titolo è sceso di circa il 25%. Quindi, ci provo. Consapevole del fatto che si potrebbe ballare…

Riepilogando:

Per il Portafoglio Verdolino compro l’etf Global X Uranium, trattato su Borsa Italiana, cod. isin: IE000NDWFGA5

Per il Portafoglio Bolla Fucsia compro Spotify, sul Nyse, cod. isin: LU1778762911

Per il Portafoglio Giallo compro Lonza Group, sulla Borsa svizzera, cod. isin:

CH0013841017


Lo so, è passato un po’ di tempo dall’uscita dell’ultima newslettera.

Alcuni lettori mi hanno scritto preoccupati che in qualche modo Bassa Finanza fosse finita, che non uscisse più…

Con una puntina di orgoglio fa piacere che qualcuno senta la mancanza. A volte diamo le cose per scontate. Finché ci sono ti sembra tutto normale, o perfino dovuto, che uno quasi quasi sbuffa. Ma quando spariscono ti accorgi di quanto ti mancano.

Comunque, Bassa Finanza continua e al momento rimane gratuita. Ma, credetemi, scrivere la newslettera, con le ricerche, riflessioni ed elaborazioni che ci sono dietro, è un impegno davvero notevole. Almeno per me (nonostante il prezioso aiuto di Dolores).

Di conseguenza a volte – in base ai miei altri impegni – non riesco a rispettare una tempistica precisa. È un po’ il discorso sulle priorità fatto prima.

Detto questo… arrivederci alla prossima.

A presto.



Giuseppe Cloza









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