VIVERE O ESISTERE



Golfo del Messico - Photo ®USGS Unsplash

La funzione dell'essere umano è quella di vivere, e non solo di esistere

Jack London



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Non si è potuto evitare l’arresto. Una semplice multa non era ritenuta sufficiente. Nonostante tutti i tentativi di spiegazione con giustificazioni più che valide, non c’è stato niente da fare: si sono rivelati inflessibili nell’applicare la norma. Ora vi spiego cosa è successo.

L’altro giorno hanno arrestato Bottavio. Era sull’autobus. Le squadre speciali hanno fatto irruzione e l’hanno arrestato.

Lui stava andando a prendere a scuola il nipotino Ugo, in seconda elementare, un bimbo vivace che già si era rivelato poco incline a rispettare la regola della merendina. Ugo, di anni 7 e poco più, non è ancora vaccinato, perché i genitori sono un po’ preoccupati e dubbiosi sulla necessità per bambini così piccoli. Si vede che lui ha preso da loro quest’indole un po’ indisciplinata.

Ad ogni modo, loro cercavano informazioni sui possibili effetti avversi, ma si è scoperto che l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, quella che dovrebbe vigilare, si dev’essere dimenticata di pubblicare il report di monitoraggio sugli effetti dei vaccini.

Strano: da settembre tutto tace, niente più report. O meglio, i dati li mandano in Europa, ma per gli italiani c'è il blackout. E l’apposito Comitato di Vigilanza costituito un anno fa, non si riunisce più dall’estate scorsa: in pratica non esiste (se non avevate letto o sentito niente in merito, probabilmente è perché la maggior parte dei giornalisti oggi è troppo impegnata ad applaudire alle conferenze stampa della Presidenza del Coniglio & Verbo Scientifico, e così non hanno le mani libere per scrivere cose utili).

Così, i genitori di Ugo, prima di fare un atto di fede hanno deciso di aspettare per vederci un po’ più chiaro.

Nel frattempo, lui si è rivelato un po’ riottoso e si adegua malvolentieri alle giuste regole che, per il bene di tutti, vengono applicate nelle scuole. Ad esempio, i bambini non vaccinati non possono fare merenda ma devono stare con la ffp2 a guardare gli altri - più obbedienti - che si mangiano il panino.

Già è un mezzo miracolo che lui possa ancora frequentare. Come noto, l’ultimo Decreto settimanale della Presidenza del Coniglio ha stabilito che a scuola ora può entrare solo chi è vaccinato con due dosi e ha i capelli castani; se da più di 120 giorni ci vogliono anche gli occhi azzurri. Per i bambini con la terza dose vanno bene tutti i colori. I bambini non vaccinati possono frequentare solo se biondi e con gli occhi azzurri. Quelli con le lentiggini mai.

Inoltre (cito il testo in neolingua):

“I bambin* vaccinat* da meno di 120 giorni possono fare merenda, gli altri dovranno stare a distanza a guardare indossando le ffp2;

a quell* con la terza dose viene regalato anche un cioccolatin* e un pupazzett* da super eroi: Super Man, Wonder Woman o Super Lgbt, come premio per l’eroica abnegazione dimostrata per il bene della patria…”

Fatto sta che l’altro giorno, cinque bambini con i pupazzetti sono risultati positivi, e come da protocollo la scuola ha sbattuto fuori solo i bambini non vaccinati per confinarli nella didattica a distanza. I genitori di Ugo, vaccinati, avendo ancora incredibilmente un lavoro, non sapevano come fare per andarlo a prendere.

Non essendo dipendenti pubblici, statali e simili, è quasi un miracolo che a dispetto dei lockdown (effettivi o di fatto, come l’attuale, dove i negozi sono aperti ma è difficile entrarci) loro abbiano ancora un’attività lavorativa. Attività che, come noto, nel settore privato o autonomo serve giusto giusto a pagare bollette e tasse. Quindi hanno chiesto al nonno Bottavio di andarlo a prendere per portarlo al Dad- confino.

Bottavio, essendo vaccinato con sole 4 delle 5 dosi previste a oggi, e non avendo ancora ottemperato al nuovissimo obbligo per la vaccinazione antinfluenzale (che non riesce a prenotare perché al telefono non risponde mai nessuno), prima di uscire, per precauzione ha consultato il Green Book.

Se non lo conoscete, il nome deriva da una guida pubblicata ogni anno negli Usa dal 1936 al 1966. In realtà si intitolava: “Guida per automobilisti negri. Per viaggiare senza problemi”.

Conteneva informazioni utilissime per muoversi all’interno dei divieti stabiliti dalle leggi razziali dell’epoca. Ad esempio, se viaggiavi in una città sconosciuta il Green Book ti diceva in quali ristoranti e locali il viaggiatore di colore poteva entrare senza rischiare di essere linciato dai rappresentanti locali del Ku Klux Klan. Oppure in quali alberghi venivano accettati i cani e i neri.





Se volete dargli un’occhiata potete trovare tutte le edizioni sul sito della Biblioteca di New York.



Ma è meglio affrettarsi perché, visto come vanno le cose, fra un po’ magari le faranno sparire in base alla “cancel culture” politically correct progressista per cui le cose imbarazzanti del passato è meglio che non siano mai esistite. Vengono quindi cancellate.


Proprio come avviene nel libro “1984”, il cui protagonista lavora per il Ministero della Verità e il suo compito è quello di cancellare dai giornali le notizie del passato che oggi si ritengono sconvenienti. Ma su “1984” ci torniamo dopo.

A proposito di “cancel culture”.

È grazie a questa nuova cultura, dove un’entità superiore sa sempre che cosa è giusto per te (e per i tuoi bambini), se la Disney ha cancellato cartoni mitici come gli Aristogatti dalla sezione dei suoi canali per bambini.

Così oggi a Ugo non è più permesso di vedere gli Aristogatti, considerato – secondo il pensiero politically correct - un cartone animato razzista in quanto Shun Gon, il gatto siamese jazzista con gli occhi a mandorla (e che dice “Folza lagazzi!” …), costituirebbe un messaggio razzista, offensivo nei confronti dei popoli asiatici. Per non parlare di Peter Pan, che chiama “Pellirosse” i nativi americani della tribù della bella Giglio Tigrato sull’Isola che non c’è… Uno scandalo.

Ad ogni modo, prima di avventurarsi fuori, Bottavio ha consultato il Green Book nella sezione “Adempimenti scientifici per il bene della collettività” (che si trova subito prima del paragrafo: “Ospedali dove si cura anche chi non ha fatto la quarta dose” e subito dopo il paragrafo “Alberghi che accettano i cani e i no vax”), scoprendo che chi come lui è vaccinato con la quarta dose da più di 12 giorni, ma meno di 41, ha diritto al Super Mega Green Pass Indebolito, con il quale può entrare nei bar ma solo nei giorni dispari, può andare nei ristoranti con l’asporto e dal parrucchiere col riporto; e, dalle 9 alle 12, durante i mesi dispari del calendario lunare cinese può anche prendere i mezzi pubblici.

Così Bottavio, controllata l’ora, il Sesto Caio Baccelli e il Calendario di Frate Indovino, si è precipitato fuori casa per andare a prendere il nipotino.

La sfortuna ha voluto che proprio mentre era seduto sull’autobus è stato emesso il nuovo decreto del Ministero della Malattia.

Bisogna dire che da quando è stato abolito il Parlamento, con tutte le sue lungaggini decisionali, i dibattiti e i litigi, questi Decreti sono molto più rapidi ed efficienti per far fronte all’emergenza: in fondo siamo in emergenza, in guerra con il Covid (e con l’Estasia e l’Eurasia).

Purtroppo, il nuovo decreto stabiliva con efficacia immediata che ai vaccinati con sole quattro dosi da meno di 41 giorni, di sesso *****, età superiore ai 65 anni, n. di scarpe 40 o più, veniva ora preclusa la possibilità di utilizzare i mezzi pubblici.

Alla fermata successiva sono subito salite le Squadre Speciali anti no vax che hanno contestato a Bottavio non solo di essere sull’autobus, ma perfino seduto in un sedile riservato ai vaccinati con ciclo completo. Mentre è ormai noto a tutti e sacrosanto che ognuno deve stare al suo posto.

Proprio come in America fino agli anni ’60, dove ad esempio i neri dovevano attendere l’autobus solo nelle sale d’attesa a loro riservate; e chi si sedeva nei posti riservati ai bianchi veniva arrestato:






Ad ogni modo, il povero Bottavio è stato internato al Campo di Rieducazione per il Bene Pubblico. Appena avrò notizie di lui vi farò sapere.

Vale la pena ricordare che all’epoca negli Usa vigeva anche il cosiddetto “razzismo scientifico”, dove scienziati vari sostenevano con assoluta certezza che i neri erano una razza diversa, inferiore e potenzialmente pericolosa.

Ad esempio, durante la Seconda guerra mondiale, a migliaia di infermiere afroamericane fu rifiutata l’opportunità di unirsi all’esercito, nonostante l’estremo bisogno di sanitari. Solo in 300 di colore furono accettate rispetto alle 40.000 bianche che servirono l’esercito in quegli anni.

È quella che alcuni hanno definito “la scienza idiota”, che crea odio, paura, divisione e… idiozie, appunto. Dev’essere un evergreen.

Ad esempio, ora si parla di “Green pass illimitato”. Curiosa terminologia. Se uno collega due neuroni gli viene da chiedersi: cosa vorrà mai significare “illimitato”? Che il green pass rimarrà eternamente nella nostra vita quotidiana? Magari oggi per il Covid e domani per qualcos’altro?

D’altronde bisogna essere comprensivi: la Scienza è in continuo mutamento e quindi le certezze granitiche variano.

L’altro giorno in tv c’era il virologo di turno che diceva: “Abbiamo sempre saputo che la copertura del vaccino dura 2 mesi”. E tutti lì ad annuire. Mentre fino al giorno prima lui diceva convinto: “Quattro, quattro mesi!” E prima: “Sei mesi, anzi 9, no 12!...”

Mi viene in mente un brano del libro “1984”, ambientato nel paese in guerra perenne con Eurasia ed Estasia (l’emergenza infinita), quando il protagonista si trova nella sala mensa del Ministero della Verità, dove lavora, e ascolta gli annunci del tiggì:


“Ora aveva tappato le orecchie ai rumori più lontani e ascoltava ciò che usciva dal teleschermo. A quanto pare c’erano state manifestazioni [di giubilo da parte della popolazione] anche per ringraziare Big Brother di aver aumentato la razione di cioccolato a venti grammi alla settimana. E proprio ieri, rifletteva, avevano annunciato che la razione sarebbe stata ridotta a venti grammi alla settimana. Era mai possibile che se la bevessero dopo sole ventiquattro ore? Sì, se l’erano bevuta.”


E osserva gli altri presenti nella sala che mentre ascoltano l’annuncio, guardano il teleschermo, e se la bevono… “con fanatismo, con passione, con un desiderio furioso di rintracciare, denunciare e vaporizzare chiunque volesse insinuare che la settimana prima la razione era di trenta grammi… Era, dunque, lui solo ad averne memoria?”


In effetti pare che la memoria sia una di quelle cose che ci sta abbandonando. Sarà forse uno degli effetti del covid. Come si legge sui giornali:


“Il peggio? Arriva dopo essere guariti: il virus riduce le dimensioni del cervello


La sindrome neurologica post Covid colpisce 7 pazienti su 10 e lascia tracce permanenti. E nei casi più gravi la riduzione della materia grigia”




Ecco, questa sembra essere una notizia attendibile. Lo dimostrano un gran numero di politici, funzionari vari, giornalisti ed esperti – i virologi e i tuttologi! - che senza dubbio soffrono di queste conseguenze riduttive nefaste. Lo dice la scienza. Speriamo che gli passi presto e che le dimensioni del cervello tornino normali.

Nel frattempo, a me pare che l’effetto neurologico da Covid più diffuso fra la gente sia l’ipnosi collettiva. Quando ci si trova di fronte a un nemico esterno, specialmente se subdolo e invisibile, specialmente se continuamente riproposto e menzionato con un bombardamento mediatico senza precedenti, quel che resta nella testa è la paura.

La paura ti ipnotizza, impedisce di essere logici e razionali. Così uno non ascolta, non vede e finisce per diventare impenetrabile ai fatti. La paura di un nemico e del diverso ha sempre caratterizzato i periodi più bui della storia.

Mi pare che oggi la paura sia entrata dentro e diventata una costante del quotidiano, ad esempio la paura di ammalarsi e di morire.

Sembra quasi che qualcuno voglia alimentarla a ogni costo: è stato infatti inventato il “malato sano”, una nuova concezione che in natura non esiste. Oggi anche i sani, gli asintomatici, sono potenzialmente malati… non si può mai sapere.

Come diceva tanti anni fa Aldous Hxley:


“La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai più nessuno è sano.”


E mentre nel mondo reale si vede la luce in fondo al tunnel, ecco che già cominciano gli annunci per le prossime preoccupazioni: dopo la variante Omicron ci sarà sicuramente la Omicron 2, poi la Rambo 3, Rocky 4; torneranno la Suina e l’Aviaria, poi la Canina e la Cretina (anche quella riduce i neuroni).

In questo modo però non si riesce a vivere, ma ci si limita a sopravvivere. Baratto i miei sogni, gli ideali, la libertà per un po’ di sopravvivenza in più.

La paura rende difficile essere logici e razionali. Ma più che altro la paura uccide i sogni. E senza sogni uno si trova ad esistere piuttosto che vivere. Ma l’essere umano è fatto per vivere.

Diceva Seneca duemila anni fa:


“La lunghezza della vita non si misura dai capelli bianchi o dalle rughe: non è un vivere questo, è solo un esistere a lungo.”


Allora ci vuole una scelta: vivere o esistere, vivere o sopravvivere. È una scelta intima, personale: cosa decidere, in cosa credere.

Per scegliere ci vuole coraggio. Ma anche non decidere è una scelta.

Ci vuole il coraggio di cambiare il punto di vista, andare oltre, ancora più oltre; cambiare prospettiva. Altrimenti si rimane schiacciati… Il coraggio per cercare ciò che ti serve per vivere e non solo per esistere: amare, essere amati, non avere rimpianti, non rimanere soli.

Tornare a sognare. Avere un ideale. Essere coerenti. Non avere paura. Quindi, essere liberi.




E ORA CHE SI FA?


Come dico sempre, quello che accade sui mercati finanziari non è separato da ciò che avviene nella vita.

Anche qui dobbiamo scegliere se rimanere nel regno della paura, in balìa degli eventi, delle chiacchiere, delle previsioni, o invece cambiare prospettiva e affrontare le cose in modo diverso. Andare oltre.

Che senso ha avere dei risparmi da investire se questo ti genera angoscia?

C’è questa indagine fatta negli Usa intervistando 4.000 persone di varie generazioni: la cosiddetta Generazione X (nati dal 1965 al 1980), i Millennials (nati dal 1981 al 1996) che essendo ormai 72 milioni hanno superato come numero i Baby Boomers, cioè i sessantenni e oltre; infine la Generazione Z (nati dal 1997 al 2012).

La cosa che colpisce è che su una cosa sono tutti d’accordo, indipendentemente dall’età. Alla domanda “Qual è la maggiore fonte di stress?”, la prima risposta è: “La sicurezza finanziaria”.

La seconda è “l’incertezza per il futuro dovuta al Covid”.

Chilavrebbemaidetto.

Il 76% di tutti gli intervistati (di tutte le generazioni), alla domanda “Qual è per te la cosa più importante?”, hanno risposto: “Essere sicuri finanziariamente”.

Mentre invece, “Essere ricchi” si posiziona in fondo alla classifica delle cose importanti.



Pare che tutti vogliano la stessa cosa: una vita con meno stress, meno paura per il futuro. Soldi a sufficienza per fare ciò che si vuole, ma senza bisogno di viaggiare in limousine con lo champagne.

Sembra proprio che ci troviamo nel posto giusto, qui a Bassa Finanza…

In fondo l’obiettivo è proprio quello di usare i soldi per migliorare la qualità della vita e non, invece, farsi usare dai soldi per peggiorare la vita. Semplificare e non complicare. Per riuscirci bisognerebbe applicare le cose di cui si parla nella prima parte: decidere, andare oltre, non ascoltare le chiacchiere, cambiare prospettiva. Non aver paura… E avere pazienza.

Periodicamente sui mercati torna l’inquietudine. È un po' come con le varianti del Covid: appena sembra che si possa ricominciare a respirare, ecco che ti annunciano l’arrivo della prossima variante, che sarà certamente terribile. È un gioco al massacro, psicologico.

Anche con i mercati uno è sempre bombardato di notizie ed eventi. E quando il sentiment generale diventa negativo, tutto si trasforma in un’eruzione di news cupe e allarmanti, che fanno sussultare i mercati innescando un circolo vizioso di prezzi che calano e preoccupazioni che salgono.

Per questo è importante concentrarsi solo sulle cose essenziali, cercando di ignorare i borbottii, i rumori di fondo, le grida delle Cassandre, i lamenti degli ex guru (ex perché non ci hanno azzeccato)…

In genere siamo sempre concentrati su cosa fare e invece dovremmo focalizzarci prima di tutto su cosa NON fare. I mercati hanno la pessima tendenza a farti fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato. Quindi, se riesci a NON fare hai già ottenuto un buon risultato.

Il problema non è solo cosa comprare, ma come gestire la posizione. O, come dice Stanley Druckenmiller, un grande gestore:

“Non è importante quante volte sbagli e quante volte sei nel giusto. Quello che conta è quanto guadagni quando hai ragione e quanto invece perdi quando sbagli”.


Allora, colgo l’occasione per un breve riepilogo di come sono andate le cose per i Portafogli Colorati nel 2021.

Durante l’anno appena trascorso sono stati comprati 13 titoli. E ci sono state 15 vendite dovute a stop loss o trailing stop (per la metà scattati fra novembre e dicembre).


Al 31 dicembre 2021 le posizioni esistenti complessivamente nei Portafogli erano 59.

La performance media nel 2021 per le 59 posizioni in essere è: +20,4%

La performance media delle 15 posizioni chiuse è: -10,3%

La performance media 2021 di tutte le 74 posizioni (aperte e chiuse) è: +14,2%


Bisogna aggiungere una considerazione sugli stop loss. Le posizioni vendute erano state tutte (tranne una) comprate prima del 2021. Se si considera quindi il risultato dal giorno effettivo dell’acquisto (e non da inizio 2021), la performance media delle posizioni chiuse (verificabile direttamente sul sito) cambia radicalmente, passando da -10,3% a +16,3%. Il che conferma ancora una volta che nel lungo periodo la gestione del rischio paga abbondantemente.


Scendendo più nel dettaglio dei singoli Portafogli, ecco la performance media 2021 delle posizioni (aperte e chiuse):

Portafoglio Giallo: +17,06%

Portafoglio Azzurrino: +15,1%

Portafoglio Bianco: 19,9%

Portafoglio Verdolino: +5,1%

Portafoglio Bolla Fucsia: +3,3%

Portafoglio Rosso Big Babol: +6%

Portafoglio Grigio: +25%


Si conferma ancora una volta una tendenza ormai consolidata nei 12 anni di Bassa Finanza: i Portafogli migliori sono quelli più statici, con meno compravendite, con la presenza di oro, con titoli più “tranquilli” (i Portafogli Giallo, Azzurrino, Bianco e Grigio) e con meno voli pindarici speculativi. Perché i volatili a volte si perdono e vanno a sbattere contro un muro…


Qui i risultati del periodo 2009-2019,


e qui il 2020.



Si conferma anche che se si scelgono titoli di aziende con business super efficienti (anche se “noiosi”) e si lasciano oscillare senza turbarsi giorno per giorno, senza stare lì ogni settimana con il microscopio a guardare com’è andata, questa scelta paga. Lo stesso vale per il gold (e credo varrà in futuro anche per le piccole posizioni in criptovalute).

Per questo, come spiegato varie volte nell’ultimo anno e mezzo, ho eliminato stop loss e trailing stop per tutti quei titoli che secondo me devono rimanere nei portafogli anche se hanno periodi più o meno lunghi di calo anche pronunciato. Un esempio di questi giorni è Facebook, che il 3 febbraio ha avuto un crollo del 26%, “bruciando” (come amano dire al tiggì) 250 miliardi di dollari di capitalizzazione in pochi minuti: una cosa mai vista nella storia dei mercati finanziari.

Se ci fosse stato il trailing stop, per Facebook (o Meta Platform, come si chiama ora il titolo) sarebbe scattata la vendita automatica. Ma non ci penso proprio a venderla, anzi...

Il fatto è che con certi titoli i cali sono semmai occasioni di acquisto. E uscire dalle posizioni può rendere molto difficile (e rischiosa) la ricerca del momento giusto per rientrare. A meno che uno non abbia una linea diretta con i F.lli Boscoli e i loro saggi consigli del senno di poi:

“Dopo che è salita parecchio vendi. Poi aspetta che scenda. Quando ha smesso di scendere puoi ricomprare. L’importante è farlo subito prima che cominci a salire di nuovo. È semplice: quando sale si vede. Quindi, basta guardare bene e il gioco è fatto”.


Naturalmente questa non è una regola immutabile: anche se non c’è uno stop loss inserito, se per un titolo succede qualcosa che cambia radicalmente le prospettive, se cambia il film, posso decidere di venderlo.

Come accade per Clorox, l’azienda specializzata nei detergenti nel Portafoglio Azzurrino, che ha preso a scendere non tanto per volatilità o umori più o meno passeggeri del mercato, ma piuttosto perché l’azienda sta avendo difficoltà con i prezzi delle materie prime e non riesce a mantenere i margini di profitto. Anche perché, in buona parte del mondo il panico da super sanificazione si sta sgonfiando (non si fa più il bagno nel gel ai bambini…) e quindi le vendite hanno preso a calare.

All’ultima conference call per i dati trimestrali, i dirigenti hanno dipinto uno scenario piuttosto fosco anche per gli anni a venire. Quindi, vendo.

E a proposito di vendite. Qui a Bassa Finanza non si nasconde mai nulla. Quindi, a differenza di molti altri siti più o meno “distratti”, qui si trovano tutti i risultati del passato. Ci sono tutte le operazioni effettuate (Posizioni chiuse) dal 2010 a oggi.


E ora? E ora che si fa?


Un inizio di anno così bruttino non si vedeva dai tempi della grande crisi finanziaria del 2008.

Borse che scricchiolano, tecnologici che affondano, obbligazioni che calano, inflazione che sale minacciosa… I sacerdoti delle Banche centrali che non sanno a che santo votarsi…

Che cosa possiamo fare?

Beh, prima di tutto non bisogna preoccuparsi. Controllare i portafogli e vedere se magari, grazie anche alla crescita dei mesi scorsi, le posizioni più “rischiose” sono diventate un po’ eccessive… Insomma, controllare la struttura del portafoglio e se serve ribilanciare. E poi basta. Altrimenti, invece di vivere finiamo per esistere: sopravvivere, in balìa delle news e dei mercati. Ne vale la pena?

La cosa certa per me è che non bisogna farsi prendere dall’inquietudine e cominciare a vendere tutto, sperando poi di ricomprare quando la tempesta sarà passata.

Sembra facile, ma quasi sempre è un’illusione. Anzi, una fregatura. Come dice il proverbio:


Giocare con gli alti e bassi del mercato è assai costoso. Di solito si commettono così tanti errori per strada che quando la tendenza ipotizzata finalmente si manifesta, non rimangono più soldi da giocare.


Pare che oggi i mercati siano preoccupatissimi dai rialzi dei tassi di interesse che la Federal Reserve e le altre Banche Centrali stanno annunciando.

Si paventa il crash appena inizieranno i rialzi. Ma le vicende dagli anni ‘90 sembrano raccontare una storia diversa. Nel 1999 la Fed iniziò a rialzare i tassi e le Borse continuarono allegramente a salire. Fu solo quando i rialzi dei tassi finirono, oltre un anno dopo, che le Borse iniziarono a scendere con un bear market.

Stessa cosa con i rialzi avvenuti fra il 2004 e il 2006. Ci volle poi un altro anno dopo la conclusione dei rialzi prima che le Borse, a fine 2007, iniziassero la grande discesa proseguita poi nel 2008.

Quindi? Quindi la storia non necessariamente si ripete. Ma non ci sono certezze né da una parte né dall’altra. Bisogna stare investiti, con le accortezze del caso. Altrimenti meglio non investire. E lo ripeto: altrimenti è meglio non investire.


Dato che c’è una vendita nel Portafoglio Azzurrino, faccio una sostituzione.

Uno dei temi più discussi del momento è l’inflazione. Per quanto riguarda i portafogli a mio parere ci sono alcune cose da fare: avere oro (e magari un po’ di cripto) e avere titoli azionari di aziende che sono in grado di alzare i prezzi senza risentirne.

Voglio dire che se il prezzo delle materie prime (ad esempio il cacao) sale per la pressione inflattiva, la Hershey può tranquillamente alzare il prezzo delle sue barrette di cioccolato e gli affezionati consumatori le compreranno ugualmente.

Oppure possiamo avere titoli di aziende che operano in settori particolari, difensivi e che nel tempo si sono dimostrati resistenti nei periodi bui.

La Berkshire Hathaway è il mega conglomerato gestito dal 1965 dal leggendario Warren Buffett (91 anni) e il socio Charlie Munger (98 anni!...). È una delle più famose storie di successo in campo finanziario.

La Berkshire è oggi un colosso da 700 miliardi di capitalizzazione che possiede partecipazioni in circa 100 aziende e ha dato ai suoi azionisti un incredibile rendimento del 20% annualizzato per quasi 60 anni. Secondo la matematica dell’interesse composto, chi avesse investito 10.000 dollari nel 1965 senza mai vendere, oggi avrebbe 326 milioni. No, non è un errore. Ma chissà in quanti avranno resistito alla tentazione di vendere o fare trading.

Bisogna dire che negli ultimi 10 anni il rendimento si è ridotto a un piccolo 12,3% annuo e non so se Zio Nino da Trapani, detto Trapanino, ne sarebbe soddisfatto.

Oggi la partecipazione più grande della Berkshire è nella Apple, di cui detiene circa il 5% del capitale. Una partecipazione che vale 150 miliardi di dollari, in un’azienda che certamente è in grado di aumentare i prezzi dei suoi prodotti tecnologici, che gli appassionati seguaci dubito smetteranno di comprare.

Altri due settori in cui investe la Berkshire sono le assicurazioni e l’energia. Tutte cose che mi sembrano potenzialmente protettive in uno scenario inflattivo.

Così, sia per le caratteristiche del titolo, che in omaggio all’età dei boss, la metteremo nel Portafoglio di Azzurrina, l’anziana risparmiatrice saggia, orfana di Bot e Cct.


Poi ci spostiamo sui microchip.

L’aumento esponenziale dell’utilizzo della tecnologia, dell’elettronica ovunque (basta pensare alle automobili sempre più hi-tech) ha creato uno shortage, una carenza nelle forniture di microchip. Inoltre, non bisogna dimenticare che gli scenari all’orizzonte in questo campo non sono particolarmente rosei: il più grande polo produttivo si trova a Taiwan. E i cinesini, come noto, vogliono mettere le mani proprio sull’isola vicina. Chissà come andrà… Allora, nel frattempo mi rivolgo a un colosso dei microchip che ha fabbriche nel mondo occidentale (e si sta espandendo particolarmente in Europa). Parlo di Intel, la blue chip dei microchip. Ultimamente un po’ addormentata, che forse si era adagiata sugli allori nella sua posizione dominante. Ci sono però interessanti segnali di risveglio, ad esempio il fatto che Intel si stia muovendo anche nel campo dei chip per l’utilizzo legato a blockchain.


Riepilogando:


Per il Portafoglio Azzurrino:

- vendo Clorox

- compro Berkshire Hathaway – B, Nyse, cod. isin US0846707026


Per il Portafoglio Giallo:

compro Intel, Nasdaq, cod. isin US4581401001




Questa sarà una delle ultime indicazioni che fornisco a tutti qui su Bassa Finanza. Dopo 12 anni di pubblicazioni totalmente free, abbiamo deciso che sta arrivando il momento di cambiare. Ancora non sappiamo se sarà fra un mese o tre o più, ma quel che è certo è che Bassa Finanza cambierà formula: non sarà più aperta a tutti. Ci sono dei costi sia in termini di struttura e ricerche (perché le ricerche costano soldi, a parte i guru gratis su Youtube che segue Zio Nino da Trapani), ma soprattutto in termini di impegno e tempo, e ho deciso che è arrivato il momento di cambiare.

Ho iniziato a scrivere Bassa Finanza a 44 anni. Ora ne ho 56 abbondanti. La vita cambia. E con lei cambia anche il valore che viene dato al tempo e alle giornate (e nottate) spese per cercare di costruire dei Portafogli validi, raccontando delle storie che possano essere di aiuto anche nel quotidiano. Cercando di dare qualche suggerimento e spunto di riflessione utili non solo nel campo finanziario. E magari di far sorridere e alleggerire l’animo.

Tutto tempo ben speso, non ho dubbi su questo. Ma che comunque ho sempre dovuto sottrarre ad altre cose, attività e persone.

Quando nel 2009 iniziai, ho coniato lo slogan: “Bassa Finanza. La finanza per i figli, che quando saranno alti gli sia rimasto qualcosa”.

Beh, ora, in un battito di ciglia, 12 anni e mezzo dopo, quei piccoli e quelle piccole son diventati grandi. E mi ricordano che, dopo130 newslettere, vari altri articoli e alcune centinaia di titoli comprati e venduti (di cui molti lettori hanno beneficiato concretamente), devo dare un valore diverso al mio tempo, perché è una materia prima che scarseggia…



A proposito di tempo. Mi devo scusare se la newslettera esce un po’ in ritardo. È che mi sono perso Dolores.

Lei, a differenza di me che sono nato indisciplinato, fin da piccola è sempre stata la persona più ligia alle regole che abbia mai incontrato. La possibilità di sgarrare le è del tutto inconcepibile. Alla sola idea le si azzera la salivazione e lo sguardo si perde nel vuoto. Così, ad esempio, l’altro giorno all’hub vaccinale ha chiesto se potevano farle direttamente due dosi, la terza e la quarta, giusto per non sbagliare.

Solo che poi purtroppo si è beccata Omicron. È rimasta tappata in casa 17 giorni (i primi due con una specie di raffreddore, poi più nulla), facendo 28 tamponi in attesa di quello negativo e chiamando il numero verde del Ministero della Malattia tre volte al giorno, per essere sicura di non sbagliare la procedura.

Naturalmente ogni operatore le ha dato una versione diversa, per cui alla fine ha cominciato a ululare. E naturalmente ha sbagliato la procedura per compilare il modulo online di autovalutazione dei sintomi…

Così, una volta negativizzata, ha dovuto aspettare altri 12 giorni prima che le ridessero il Super Green Pass. Quando ci si vedeva su Zoom aveva i capelli ritti e gli occhi spiritati. Purtroppo, l’algoritmo della piattaforma ministeriale non la riconosceva, e gli umani da lei interpellati h24 – dalla Asl ai numeri verdi vari – non hanno alcun potere sugli algoritmi.

Da quando, una settimana fa, ha finalmente riottenuto il certificato verde di sana e robusta costituzione fisica, è sparita dalla circolazione. Credo sia in giro per l’Italia fra negozi e ristoranti a recuperare il tempo perduto. Munita di Guida Michelin e Gambero rosso, altro che Green Book. Se la avvistate per favore fatemelo sapere, altrimenti mi tocca rivolgermi a “Chi l’ha visto”…


Allora, a presto.


Giuseppe Cloza




P.S.

Un aggiornamento dell’ultima ora che credo vi farà piacere: Bottavio sta bene. Come ricorderete è stato internato per alcuni giorni al Campo Rieducativo per il Bene Comune, per essersi seduto in un autobus senza averne diritto. Ma non tutto il male viene per nuocere: nel Campo ha incontrato Padre Graziano, che è impegnato nel programma rieducativo e introduce gli “ospiti” in un percorso spirituale interconfessionale (quindi, come chiede l’Europa, parole potenzialmente discriminatorie e non inclusive come “Babbo Natale” vengono sostituite con “Genitore 1&2 Fest* con Regal*”).

Grazie a questo percorso, Bottavio ha trovato una pace interiore, impegnandosi a fondo anche con l’aiuto dei tutorial di yoga e mindfulness su Youtube.

Da quando è tornato a casa non è più lo stesso. Sempre calmo e serafico, se ne sta ore in ascolto meditativo (finché la moglie Ida non lo sveglia con un urlo). Ultimamente intona anche canti gregoriani e mantra vari, e ha deciso di prendere il nome di Bottavi-OM.

Penso quindi che gli segnalerò il mio ultimo libro, appena uscito. La nuova edizione, aggiornata e integrata con nuovi contenuti, di quello che è stato per 20 anni un vero best seller: “Felicità in questo mondo”.


Lo trovate in tutte le librerie, fisiche e online. Spero che piaccia anche a voi.

Di nuovo, a presto.
















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