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BASTA POCO

1.7.2019

La maturità non è quando si comincia a parlare di grandi cose,
ma quando si cominciano a comprendere le piccole cose.

 

 

Ti sei mai fermato per chiederti: è questo quello che voglio?

Miguel Ruiz

 

 

 

 

 

 

A volte basta davvero poco perché le cose cambino. Una parola, un gesto, un sorriso, un’occhiata… Possono fare la differenza. Una piccola parola può distruggere, come un fiammifero in un bosco secolare; o può illuminare, come una candela che in un attimo dà luce a una caverna buia da un milione di anni. Dire semplicemete “scusa, ho sbagliato, mi dispiace”, è un toccasana. E una carezza, a volte, risolve più di mille discorsi.

Ma, impegnati come siamo a far girare la nostra ruota del criceto, spesso trascuriamo i dettagli, le piccole cose, e poi ci lamentiamo che la vita non cambia mai come vorremmo. Se solo potessimo guardarci dall’esterno, come in una serie tv, forse si rimarrebbe sorpresi dal nostro comportamento, i gesti, le parole, gli errori… Chissà cosa diremmo di noi stessi.

E basta davvero poco perché i tuoi minuziosi programmi per il futuro cambino in un attimo, magari per sempre. Sembra che nel dna dell’uomo di oggi ci sia questa fissazione di aspettare l’agognato momento in cui potrà fare ciò che gli piace. E fare programmi “in funzione di”.

Siamo lì a prepararci, a sperare che quel momento arrivi presto. Tutto il resto è un vivere nel frattempo.

 

Quando avrò finito la scuola farò questo e quello.

 

Quando avrò trovato lavoro potrò fare questo e quello.

 

Quando andrò in pensione potrò finalmente dedicarmi a questo e quello.

 

Si vive nell’attesa che arrivi il momento in cui saremo “liberi”. Ma è come nel Deserto dei tartari, con ‘sti tartari che non arrivano mai. In un'attesa che, come diceva Buzzati – l’autore del romanzo –  “consuma inutilmente la vita”.

Perché quel momento, in realtà, esiste sempre e solo ora: è adesso che si può essere liberi oppure no.

 

In questo periodo sono tutti a dire che ci vuole uno stacco, non si vede l’ora… che così ci si ricarica…

Ma per far che?, mi chiedo. Cioè, la vita è un prepararsi per… un aspettare di poter staccare?

Come diceva André Gide:

“Sapersi liberare non è niente: il difficile è saper essere liberi.”

 

Sapersi liberare riesce a tutti. Come fuggire ogni tanto d’agosto e a Natale, staccare nel week end ansimando… Ma così sono solo intermezzi. Così la soddisfazione non arriva mai.

Vivere liberi è un’altra cosa. Ci vuol ben altro che uno stacco.

Bisogna fare ciò che piace. Lasciare andare cose vecchie che ci legano e ritrovare il nuovo. Rinascere, senza paura.

Basta poco.

 

 

E ora che si fa?

 

Ci sono due fenomeni che stanno avvenendo contemporaneamente sui mercati:

 

1 – L’inizio della mania.

2 – La paura diffusa del crollo.

 

C’è chi si lancia su tutti i collocamenti azionari per paura di perdere il treno (e fare +50% in un giorno); e c’è chi invece per paura si nasconde in cantina a ogni scossone delle Borse.

È intrigante: mentre c’è ancora un sacco di gente timorosa che sta a guardare, di pari passo stanno aumentando quelli che cominciano a sentirsi dei guru perché – secondo loro – le azzeccano tutte.

Per quanto riguarda la mania (e i fuochi d’artificio), proseguono i collocamenti in Borsa di aziende che sono in perdita (e indebitate), ma il primo giorno di contrattazioni vanno in orbita, comprate a piene mani come se non ci fosse un domani.

Dopo i casi narrati nell’ultima newslettera, l’altro giorno a Wall Street è stato il turno di Chewy, un supermercato online di prodotti per animali. Non che la tematica non sia interessante: abbiamo infatti da tempo in portafoglio Zoetis (medicine, vaccini, antiparassitari…). Il fatto è che Chewy, come business al momento non è che se la passi bene: nell’ultimo anno ha accusato 270 milioni di perdite. Solo che poi il primo giorno di Borsa il titolo ha fatto +64%. Mica male. Si vede che in questo mondo finanziario odierno le regole economiche sono state (temporaneamente) sospese e fare profitti non conta.

Poi è toccato a Slack, una app di messaggistica per razionalizzare le ondate di comunicazioni all’interno delle aziende. Una figata senza dubbio, in un’epoca in cui siamo sommersi da tsunami di file e chiacchiere spesso inutili. Solo che… solo che anche loro non guadagnano una mazza (139 milioni di perdite nell’ultimo anno). Anzi, l’azienda dichiara candidamente che forse non guadagnerà mai:

 

 

 “We have a history of net losses, we anticipate increasing operating expenses in the future, and we may not be able to achieve and, if achieved, maintain profitability.”

 

Cioè:

“Abbiamo una storia di perdite nette, prevediamo un aumento dei costi in futuro, e potremmo non essere in grado di raggiungere la profittabilità o, se mai raggiunta, mantenerla”.

 

Questo candore dev’essere piaciuto al mercato, che ha premiato il debutto in Borsa con un +52%.

 

All’estremo opposto di questa euforia abbiamo l’altro fenomeno: la preoccupazione tendente al depresso.

 

C’è un’interessante indagine che Bank of America – Merrill Lynch pubblica periodicamente. Viene chiesto a un esercito di gestori di fondi (che manovrano complessivamente oltre 500 miliardi di dollari) quale sia la loro visone del futuro e il posizionamento dei portafogli. Ordunque, i risultati dell’ultimo sondaggio appena pubblicato denotano un pessimismo e una preoccupazione mai visti dai tempi del Gran Tracollo del 2008. Le previsioni sulla crescita globale sono le peggiori dagli anni ’90. Praticamente la metà dei gestori si aspetta crolli e recessione a breve, mentre il 56% di loro indica la guerra commerciale Usa-Cina come il top risk attuale. Dimenticando forse che sia Trump che Xi hanno assoluto bisogno di trovare un accordo. Il primo per sperare di farsi rieleggere (se la Cina non compra più la soia Usa, gli agricoltori si incacchiano con Trump); il secondo per dare al mondo un’immagine migliore di quella che viene fuori anche dai tumulti di questi giorni a Hong Kong.

 

Il tutto mentre Mariuccio Draghi da Francoforte ha appena detto che potrebbe rimettersi a stampare soldi e comprare vagoni di titoli di stato, tanto per tenere a galla il tutto ancora per un po’… E Powell, il boss della Fed, gli ha fatto eco dicendo che forse andranno riabbassati i tassi di interesse.

 

Quindi, riepilogando, abbiamo le borse che sono in uptrend mentre gli investitori sono impauriti e un po’ depressi. Come andrà a finire? La storia suggerisce questo copione: le borse continueranno a salire (con qualche bello scossone), finché anche gli impauriti diventeranno temerari (e avidi). A quel punto tutto salirà ancor di più. Poi, quando tutti saranno eccitati, arriverà un disastro.

E tutti potranno finalmente dire “chilavrebbemaidetto”. Come sempre.

 

Così, pensa che ti ripensa, qui abbiamo deciso di creare il Portafoglio Grigio. Un colore che, come dice Dolores, sta bene un po’ su tutto…

Vuole essere un portafoglio adatto – speriamo - ai tempi che verranno. Tempi che richiederanno di essere più conservativi, ma senza rinunciare a qualche investimento un po’ più “azzardato” (in termini di volatilità, si intende). Tempi che comunque richiederanno di abbassare le aspettative.

Ci metto quindi dei bond, senza troppe pretese;  l’immancabile gold, qualche materia prima; aggiungo un po’ di azioni, probabilmente poco di moda ma forse più stabili di altre. A dire il vero mi piacerebbe riempire il portafoglio di titoli come Hershey, Microsoft, Nestlé, ma alle valutazioni attuali non me la sento di comprarle ex novo… Ovviamente non posso dare nessuna indicazione dei pesi percentuali degli asset o delle singole posizioni, trattandosi di indicazioni riservate alla consulenza personalizzata. Possiamo solo dire che il Portafoglio Grigio deve avere un carattere piuttosto conservativo.

E’ già pronto, lo trovate qui, assieme agli altri portafogli appena aggiornati.

 

Al momento è così composto:

 

  • Azioni della Royal Dutch. Un po’ di petrolio, ma anche energie alternative e tematiche legate all’elettrico, tutti campi futuribili in cui il colosso olandese si sta dando un gran daffare. Il titolo paga un dividendo del 5,8%. Ripeto: 5,8%.

       Quotata ad Amsterdam-Equiduct. Isin: GB00B03MLX29

 

  • Azioni di Reckitt Benckiser, altro colosso (inglese), il cui nome forse dice poco, per cui meglio parlare dei suoi marchi, presenti nei supermercati e farmacie: Vanish, Finish, Woolite, Air Wick, Nurofen, Gaviscon, Scholl, Veet, Durex… Dividendo del 3,15%. Essendo il titolo quotato a Londra il prezzo viene espresso in pence (praticamente i penny, centesimi di sterlina), per cui ad esempio un prezzo di 6.000 pence significa 60 sterline.

       Isin: GB00B24CGK77

 

  • Azioni di Unilever, altro colosso (anglo olandese) dei beni di consumo: Lipton, Knorr, Algida, Dove, Mentadent… dividendo del 3%.

      Quotata ad Amsterdam-Equiduct. Isin:  NL0000009355

 

  • Azioni della Coca Cola (presente anche nel Portafoglio Bianco), che non ha bisogno di presentazione. Dividendo del 3,1%

 

  • Azioni di Altria Group (presente anche nel Portafoglio Giallo), praticamente la parte americana della Philip Morris, con tutti gli sviluppi legati alle sigarette elettroniche e le possibili conseguenze della progressiva legalizzazione della cannabis. Dividendo del 6,5%. Ripeto: 6,5%

 

  • Azioni della Medtronic, colosso della tecnologia healthcare: cardiovascolare, diabete, robotica chirurgica (presente anche nel Portafoglio Verdolino). Dividendo 2%.

 

  • Azioni della Rollins, la più grande azienda al mondo nel campo delle disinfestazioni: topastri, scarrafoni, zanzare… Business magari non molto chic, ma sempre molto richiesto. Con un trend che si presume in crescita, dato l’aumento dell’urbanizzazione e il miglioramento degli standard sanitari, specialmente nei paesi che via via emergono…

      Quotata a New York. Isin:  US7757111049.

 

  • Azioni di Alphabet (Google, presente anche nel Portafoglio Rosso): motore di ricerca, intelligenza artificiale, auto che guidano da sole… e un’infinità di altri business che stanno diventando sempre più presenti nella vita di ogni giorno (e profittevoli), come YouTube e Google Map.

 

  • Azioni delle materie prime (metalli industriali), che negli ultimi 10 anni hanno fatto praticamente zero, mentre le borse festeggiavano la grande bolla del credito delle Banche Centrali. Chissà, magari, il trend potrebbe invertirsi… Le compriamo tramite il fondo Bgf World Mining (presente anche nel Portafoglio Giallo).

 

  • Azioni legate alle tematiche della sostenibilità ambientale. In particolare, acqua e gestione dei rifiuti (basti pensare alla plastica). Tramite il fondo Fidelity Water & Waste (vedi sotto per il Portafoglio Verdolino).

 

Poi inseriamo un Fondo Bilanciato (in genere 60% azioni e 40% bond prudenti, tipo titoli di stato Usa): Mfs Prudent Capital. Una versione un po’ più conservativa del Prudent Wealth presente nel Portafoglio Giallo. Isin: LU1442549025

 

E poi inseriamo delle obbligazioni, distribuite su tre fondi:

 

Nordea European Covered Bond (bond con rating medio molto elevato), anche nel Portafoglio Azzurrino.

 

Schroder Euro Corporate Bond, obbligazioni corporate (aziendali) in euro. Isin:

LU0113257694

 

Robeco Financial Institutions: obbligazioni di banche e assicurazioni europee, subordinate, ma con rating minimo BBB (investment grade), presente anche nel Portafoglio Giallo.

 

 

Infine, inseriamo in portafoglio l’immancabile Gold, che proprio in questi giorni ha dato interessanti segnali di risveglio.

 

Naturalmente, come sempre, questo Portafoglio nasce da idee e considerazioni mie (e di Dolores), che possono essere opinabili e sempre smentite dai fatti. Ma noi ci proviamo e partiamo, ben sapendo che negli investimenti finanziari il futuro lo conoscono solo i F.lli Boscoli, che come sappiamo investono con successo basandosi sull’unica scienza esatta nel campo: il senno di poi.

 

 

 

A questo punto passiamo agli altri Portafogli Colorati.

Ci sono tre trend (uno scioglilingua) che mi paiono molto interessanti.

 

1 – I rifiuti, la plastica e l’acqua.
Penso che un fondo specializzato in aziende attive in questi settori della sostenibilità ambientale possa essere un buon investimento di lungo termine.

 

2 – Il progressivo avvento delle firme digitali.
Un trend inarrestabile, credo, per un mercato che potrebbe avere uno sviluppo esponenziale. Non solo per motivi di carattere regolamentare e legislativo (pubblica amministrazione telematica, etc.), o per motivi legati all’ambiente, con milioni e milioni di alberi risparmiati… ma anche e forse soprattutto per questioni economiche (ovviamente). Si calcola che per ogni documento firmato digitalmente, un’azienda può risparmiare 36 dollari, e impiega il 90% del tempo in meno (con l’84% in meno di errori). Ecco che i servizi software di DocuSign, la leader mondiale nel settore, si presume saranno sempre più richiesti. Inoltre, l’azienda è già ben posizionata negli sviluppi ancora più futuribili del settore: smart contract e blockchain. Non ultima, la possibilità che qualche colosso tipo Microsoft, Adobe, Ibm… si svegli e decida di comprarsi DocuSign.

 

3 – Invecchiamento della popolazione e aumento dell’obesità.
Un mix esplosivo che sta facendo aumentare il ricorso a protesi ortopediche. Basta pensare che 15 anni fa gli obesi rappresentavano il 30% della popolazione Usa. Oggi siamo arrivati al 40%. Se a ciò si aggiunge l’aumento dell’età media, ecco che l’azienda all’avanguardia nella produzione di protesi (per anca, ginocchio, spina dorsale…) utilizzando le ultime tecnologie di stampa 3D, è probabilmente un investimento interessante. Stryker, così si chiama, è stata fondata nel 1941 ed è nata come azienda specializzata in attrezzature medicali (medical devices) legate al tema, come ad esempio letti speciali per pazienti immobilizzati o gli stretchers ortopedici. Un settore di business più tradizionale ma molto profittevole dove è ancora ben presente.

 

Infine, una sostituzione nel Portafoglio Fucsia.

Per l’investimento in Cina sostituisco l’etf Ftse China. Questo strumento replica l’indice Ftse China 50, che comprende le 50 principali aziende del paese. Il fatto è che la composizione dell’indice vede una preponderanza di banche, assicurazioni e finanziarie varie cinesine, su cui è investito quasi il 50% del totale. Gli preferisco allora un etf che replica l’indice MSCI China, dove il settore finanziario pesa “solo” il 23%, mentre, rispetto all’altro, aumenta l’esposizione ai titoli tecnologici come Tencent, Baidu, Alibaba, JD.com (dal 15 al 23%) e ai titoli dei beni di consumo (dal 4 al 21%). Se puntiamo a una crescita della Cina in termini di tecnologia e sviluppo della classe media benestante… l’etf sull’indice MSCI mi sembra più adatto.

 

Riepilogando.

 

  • Per il Portafoglio Verdolino, compro:

       Fidelity Water & Waste Fund A acc eur, cod. sin: LU1892829828

       DocuSign, quotata al Nasdaq, cod. isin: US2561631068

 

  • Per il Portafoglio Rosso Big Babol compro:

      Stryker, quotata al Nyse, cod. isin: US8636671013

 

  • Per il Portafoglio Bolla Fucsia vendo:

       Etf Db-X FTSE China 50 trn

  • Per il Portafoglio Bolla Fucsia compro:

       X-trackers MSCI China, trattato alla Borsa di Milano, cod. isin:  LU0514695690

 

 

 

 

Concludo la sezione “E ora che si fa?” cercando sempre di ricordare una frase della saggezza popolare di Wall Street (di Joel Greenblatt, in questo caso), valida sempre e per tutti:

 

“Investire in qualcosa di cui non si conosce bene il funzionamento equivale a correre attraverso una fabbrica di dinamite tenendo in mano un fiammifero acceso. Anche se si sopravvive, si resta degli idioti.”

 

 

A questo punto vi saluto.

Non senza aver ringraziato chi contribuisce da anni alla gestione del progetto Bassa Finanza, creando le strutture tecnologiche (come questo sito dove state leggendo) senza le quali io potrei fare ben poco. Grazie a Piero e Alessandro. E in particolare, special thank a Piero, compagno di avventure da tempo immemorabile.
Volevo ringraziare anche Dolores, ma è partita di corsa per una crociera fashion per Ibiza. Sarà per la prossima volta.

 

A presto.

 

Giuseppe Cloza

 

 

 

 

 

 

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