DIVENTARE RICCHI






"Ci sono persone che hanno soldi, e persone che sono ricche".

Coco Chanel






Il 77% degli americani si sente in ansia per la propria situazione finanziaria. Una percentuale che comprende anche molti di coloro ai quali i soldi non mancano. Infatti, il 58% dice che la loro vita è letteralmente controllata dall’aspetto finanziario. Il 52% vive in uno stato di preoccupazione che spesso va fuori controllo. Il 43% si sente stanco e oppresso. Il 42% ha difficoltà a dormire. E il 25% dice che lo stress finanziario influisce negativamente sul rapporto di coppia e sulla famiglia in genere.


La soluzione a tutto ciò è quella di diventare ricchi. O, magari, sentirsi ricchi.

Dipende.

A me fa quest’effetto. Ci sono giorni che mi sento ricco e altri che mi sento povero. Ci sono giorni in cui ti senti tranquillo, pieno di fiducia. Altri in cui ti senti vuoto.

Giorni dove sembra che sei da solo ad attraversare un deserto gelato d’inverno. Giorni fragili.

Ma se provi a guardare negli occhi quel bambino, quella bambina delicata che ti sta dentro e ti chiede una carezza. Se l’ascolti e le prometti di prendersi sempre cura di lei. Se la prendi per mano per attraversare insieme il deserto… Tutto passa.

È così bello che a volte basti una parola, una carezza, un sorriso, uno sguardo per cambiarti. Per spazzare via lo stress. Per riaprire la sorgente del flusso vitale interiore e inondare e ridare colore a tutto ciò che ti circonda. E farti sentire ricco dentro.

Tutti abbiamo questo potere. Bisogna solo ricordarselo.

Scrive Thich Nhat Hanh, monaco buddista:


“La pace è solo qui e adesso. È ridicolo dire: ‘Quando questo sarà a posto, allora potrò finalmente vivere in pace’. Questo cosa? La laurea, il lavoro, una casa, il pagamento di un debito? Pensando così non avrai mai pace: c’è sempre un altro questo che viene dopo. Se non sei in pace adesso, non lo sarai mai”.



E ora che si fa?

Dolores mi richiama all’ordine. Siamo qui anche per parlare di soldi e quindi di “ricchezza” materiale.

E mi ricorda che c’è anche questa saggia frase di Marilyn Monroe:

“Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di una carrozza del metrò”.

Una perla di verità.

E allora che si fa?

Bisogna stare attenti. Siamo in un’epoca strana, con una finanza manipolata e una mega bolla che si sta gonfiando.

Quando vedi dei ragazzi che di investimenti non sanno niente, ma comprano azioni Tesla con lo smartphone come fosse un videogame, utilizzando la leva finanziaria (cioè investono più soldi di quanto dispongano) perché “Tanto si vede che saliranno e basta”; o ti chiamano persone in ansia, che scalpitano perché hanno paura di perdere il treno dei rialzi (che in America si dice FOMO, Fear Of Missing Out); e tutte le previsioni delle case di investimento sono rosee… allora ti viene in mente quell’aneddoto dove il mega finanziere di Wall Street J. P. Morgan, nel 1929, si precipitò a vendere tutto appena prima del crollo. Perché quella mattina il lustrascarpe in strada, mentre lucidava gli aveva detto che voleva comprare azioni in Borsa, visto che salivano sempre.

In genere quando nei mercati finanziari troppe persone vanno nella stessa direzione, dopo poco si verifica l’opposto.


Ma il fatto è che non ha un gran senso vendere tutto e precipitarsi ora nel rifugio antiatomico in attesa che passi la tempesta. Perché la domanda è: quando arriverà? Altrimenti finiamo come quei risparmiatori che da anni tengono i soldi sul conto corrente per paura del crollo, perdendo così treni su treni…

A parte i F.lli Boscoli, i nostri amati guru che investono con il senno di poi (e quindi non sbagliano mai), nessuno, ma proprio nessuno sa quando potrebbe arrivare un uragano di volatilità.

Inutile illudersi che qualcuno ci avvertirà per tempo. Non succede mai. Ciò che invece succede sempre è che chi non è pronto, chi oggi compra basandosi su un’illusione (convinto di poter sempre rivendere a uno più illuso di lui), chi non ha un piano… finirà per perdere nel ribasso più di quanto ha guadagnato con il rialzo. Succede sempre.

Le basi su cui poggia questo rialzo pluriennale non sono solide come dicono certi guru rosei. Sono invece tremolanti. Dipendono in buona parte dalle solite famigerate Banche centrali che da anni ormai attuano la politica dei soldi facili per stimolare l’economia. Politica che ha messo il turbo con il Covid: migliaia e migliaia di miliardi creati dal nulla e prestati con tassi a zero (in quali tasche poi finiscano è un’altra storia).

Soldi che alla fine vanno nella speculazione di Borsa o dei bond ad alto rischio (perché mai investire in un Btp che non rende niente?), quelli con cui le banche danno la cedola del 3% alla signora Pina. Soldi che fanno prosperare aziende che, senza questi puntelli, sarebbero già dissolte e invece continuano a salire e salire (dato che ora possono continuare a indebitarsi praticamente gratis).

Le Banche centrali hanno sempre dichiarato solennemente che quando apparirà l’inflazione, cioè quando l’economia eccitata da questi stimoli si sarà surriscaldata, allora la raffredderanno alzando i tassi di interesse. Un rialzo dei tassi farebbe rallentare tutto (è più difficile prendere i soldi in prestito) e riporterebbe a terra con un tonfo molte aziende, che non si potrebbero permettere di pagare tassi più alti sul loro mega debito.

Ecco perché al solo sentire menzionare l’ipotesi di un rialzo dei tassi di interesse i Mercati vanno nel panico e crollano.

Sarà forse per questo che la Federal Reserve, la banca centrale Usa, ha recentemente fatto sapere di aver cambiato obiettivo. Matuguarda. Prima diceva che se l’inflazione fosse arrivata al 2%, sarebbe intervenuta alzando i tassi. Ora, per non rischiare sul serio di dover intervenire, ha cambiato target: si è inventata la Average Inflation Targeting, l’obiettivo medio di inflazione. In pratica, ha detto, interverrà solo quando l’inflazione avrà raggiunto una media del 2%. Considerando i periodi recenti in cui è stata ben al di sotto di questo target (ad esempio, nel 2015 0,11%, nel 2016, 1,2%...), prima che si arrivi alla media del 2% ce ne vorrà.

Che significa? Che in pratica la Banca centrale più potente del pianeta ha fatto sapere ai mercati che si inventerà di tutto per continuare a stampare soldi e tenere i tassi a zero ancora per qualche secolo.

La ruota continua a girare. Quella del criceto per noi. Quella della fortuna per gli speculatori (consapevoli o inconsapevoli).

Solo che, come sempre, a un certo punto i mercati si svegliano di soprassalto, si accorgono del trucco e cambiano umore e direzione. Precipitando prima che uno faccia in tempo a dire chilavrebbemaidetto.

La volatilità è una cosa che tornerà, anche in modo prepotente. È inevitabile che accada. Proprio come è inevitabile che nella vita ci siano momenti di turbolenza. È illusorio pensare che vada sempre tutto liscio senza un po’ di alti e bassi nella vita. Lo stesso vale per i mercati e gli investimenti. Eppure un sacco di gente viene sempre colta di sorpresa, come se ogni volta fosse la prima volta. La volatilità è ciò che sta in mezzo fra il mondo ideale che immaginiamo e quello reale dove i fatti della vita si dipanano.


A proposito di fatti: nel 2020 negli Usa, la generazione dei Millennials ha superato di numero i Baby Boomer. I nati negli anni ‘80/90 sono ora più dei nati negli anni ‘50/60. I trentenni, con i loro comportamenti e abitudini, cominciano quindi ad avere un peso sempre maggiore nella società e nell’economia. Quindi anche nei mercati finanziari. Che, ad esempio, molti di loro approcciano come un videogame mordi e fuggi da giocare sullo smartphone, comprando e vendendo magari in base a un algoritmo o qualche fulminea info sui social.

L’altro giorno Elon Musk, fondatore di Tesla, in polemica con Whatsapp, ha twittato al suo esercito di followers: “Go to Signal”, trasferitevi su Signal (un’altra app di messaggistica).

Immediatamente, le azioni di una piccola azienda di nome Signal Advance (che non c’entra una mazza con la app) sono schizzate da pochi centesimi a 40 dollari, solo perché un esercito di investitori social, senza un minimo di cognizione, ha cercato di fare soldi veloci comprando qualunque cosa avesse quel nome.

Poi ci sono piattaforme tipo WallStreetBets (Scommesse a Wall Street) dove gli utenti lanciano delle specie di challenge che hanno un po’ il sapore di una sfida al sistema. Ad esempio, sapendo che su un certo titolo azionario ci sono fondi che stanno speculando al ribasso, loro si organizzano sui social per investire in massa su quel titolo e far schizzare in alto il pezzo, facendo perdere un sacco di soldi ai fondi ribassisti (e guadagnando loro un sacco di soldi).

È successo ad esempio alle azioni di GameStop (una catena di negozi che vendono videogames, in crisi da tempo) che da un prezzo di 20 dollari sono passate a 450 in pochi giorni. Per poi oscillare da 400 giù a 100 e poi di nuovo su a 300 nell’arco della stessa giornata. E in questi giorni pare si stiano organizzando altre challenge, ad esempio sull’argento, il cui prezzo è storicamente e notoriamente manipolato al ribasso dai grossi player finanziari.

Sono tutti segnali di una forma di euforia che sta prendendo i mercati. Quindi, bisogna aspettarsi qualche sorpresa di volatilità.

E chi non è pronto ad accettarla, e non è pronto anche all’idea di subire qualche perdita, farebbe forse meglio a non investire. Semplicemente.


Il 2020 è stato un anno difficile per gli investimenti. Anche se a guardare adesso, con il senno di poi, non si direbbe. “Si vedeva chiaramente che, dopo il crollo di marzo, tutto sarebbe subito rimbalzato per tornare come e meglio di prima”, direbbero i F.lli Boscoli, che non ne sbagliano una.


Qui, come sempre facciamo un bilancio di come è andata. Nell’anno sono scattati moltissimi stop loss (48) che mediamente hanno protetto i guadagni da inizio posizione: considerando il valore dall’inizio di ogni singolo investimento, gli stop loss/trailing stop hanno chiuso, in media, tutte le posizioni in guadagno.

Se però si considera solo il 2020, molti stop loss sono scattati sul crollo di marzo, che ha fatto precipitare le quotazioni dal livello molto alto raggiunto a fine 2019. Ciò naturalmente ha avuto un impatto negativo su alcuni Portafogli Colorati, se si considera la performance del solo 2020, la cosiddetta performance di periodo (ad esempio, Mc Donald’s è stata comprata nel 2015 e venduta con il trailing stop a marzo 2020 con un risultato complessivo di +76%. Ma se si considera solo il periodo da 1 gennaio 2020 al 16 marzo 2020, momento della vendita, le azioni sono scese del 24%).


Così abbiamo, in ordine decrescente il risultato dei Portafogli Colorati nel 2020:


Rosso +17%

Azzurrino +13,5%

Verdolino +7,5%

Bianco +2%

Giallo +1%

Grigio -1%

Fucsia -10%


Si poteva fare di meglio? Senza dubbio. Ma ciò che più mi interessa, parlando di bilanci, è guardare i risultati in un orizzonte più ampio, negli ormai 11 anni che siamo in ballo a Bassa Finanza (trovate varie analisi dettagliate nelle newslettere passate).

Ad esempio, c’è stato un solo anno in perdita, il 2018, con un -0,87%. Seguito però da un +26% nel 2019. E il risultato medio per le posizioni (aperte e chiuse) in 11 anni è di +21% annuo. Con buona pace di chi valuta un investimento solo su brevi periodi.

Certo è che per avere dei risultati come il 108% del gold, il 146% di NetEase, 228% di Nvidia, 372% di Docusign, 374% di Apple (risultato complessivo, perché comprata e venduta tre volte dal 2016), 447% di Hershey, 720% di Microsoft… abbiamo dovuto sopportare dosi di volatilità a volte anche massicce.

Se uno si fosse spaventato al primo -5 o -10% sarebbe probabilmente fuggito e ora si troverebbe fuori dal mercato a guardare quei titoli decollati in lontananza. Perdendo, in certi casi, anche dei dividendi da favola. È la magia dell’accumulo.

Ad esempio: Microsoft è stata comprata 10 anni fa a 31,8 dollari. Oggi ne vale 225. Attualmente, il dividendo annuo è di poco superiore ai 2 dollari. Che in rapporto al prezzo attuale significa meno dell’1%. Ma in rapporto al prezzo di carico pagato di 31 dollari, quel dividendo significa ricevere il 7% annuo.

Pensateci: oggi nell’era dei tassi negativi, quale enorme privilegio è quello di ricevere il 7% annuo detenendo azioni di una delle aziende più solide al mondo. Perché mai dovrei pensare di venderle, preoccupato dalle oscillazioni?


Mi viene in mente una frase che George Soros diceva al suo braccio destro (Stanley Druckenmiller):


“Non è importante quante volte sbagli e quante volte sei nel giusto. Quello che conta è quanto guadagni quando hai ragione e quanto invece perdi quando sbagli”.


E ora che si fa? Qual è il piano?

Beh, intanto oggi non compro niente, anche se ci sarebbero un sacco di idee interessanti (o che almeno paiono invitanti, in questo mercato scoppiettante).

Il piano è semplicemente quello di continuare a rispettare i livelli dei trailing stop e stop loss. Quando ci sono. Perché, lo ricordo, riflettendo anche sulla frase di sopra, ho da tempo deciso di levare lo stop ad alcuni titoli, come Microsoft, appunto. Vada dove vada, oscilli come gli pare, ma io non voglio farmela portare via da un periodo di volatilità. Il tutto anche a scapito dei risultati di breve periodo. Se su quei titoli ci sarà da intervenire per qualche motivo, lo valuterò al momento.


Naturalmente questo è possibile se uno non si agita al primo calo dei mercati e al primo segno rosso nei portafogli. Se questo è il caso, per favore non investite. Altrimenti uno rischia di finire come quel 77% di americani in ansia di cui parlavo all’inizio…


Cosa succederà sui mercati nel 2021? Può darsi benissimo che questo trend rialzista continui più a lungo di quanto uno possa supporre. Indipendentemente dal fatto che le sue basi siano solide o taroccate.

L’unica certezza che ho è che il cervello umano funziona in modo ingannevole: ha la tendenza ha proiettare nel futuro il passato recente. Così, quasi senza accorgercene, in una sorta di assuefazione, pensiamo che il futuro prossimo sarà simile al passato recente. E ci comportiamo di conseguenza, creando di fatto la nostra personale realtà a partire da una convinzione errata.

Ma poi, tutte le volte, arriva il momento in cui si viene svegliati di soprassalto da una realtà completamente diversa. È il chilavrebbemaidetto moment. Che non arriva solo negli investimenti, ma nei fatti della vita.

La cosa migliore da fare sarebbe prepararsi mentalmente: visualizzare. Immaginare quei momenti di volatilità, con i volti e gli umori intorno a te che diventano subito cupi. Visualizzare i cali nelle posizioni, le vendite che scatteranno. Creare ora la tranquillità per i titoli che oscilleranno e non verranno venduti. Usare la mente per creare una realtà. Cercare dentro l’emozione giusta. Così da essere preparati e tranquilli. Insomma, in pace già da ora.


La qualità della vita viene prima della performance. Se uno è stressato dai mercati, poi diventa povero dentro.

Io invece vorrei che diventassimo tutti ricchi dentro.

E magari anche un po’ più ricchi fuori.


Allora a presto.





Giuseppe Cloza












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